Digital chess

LA CINA E L’OCCIDENTE: LA BATTAGLIA PER L’INNOVAZIONE

Dopo essere stata per anni il regno dei prodotti contraffatti e delle imitazioni, la Cina è oggi un focolaio d’innovazione tecnologica. E presto raggiungerà l’Occidente.

A gennaio 2018, al Consumer Electronics Show (CES) di Las Vegas le società tecnologiche globali hanno esposto i loro ultimi gadget. 

 

Cani-robot affollavano il convention center, autovetture autonome scintillavano sulle piattaforme rotanti e prototipi di droni volteggiavano tra le travi del soffitto.

Solitamente sono le società statunitensi a stare sotto i riflettori al CES, ma lo show di quest’anno ha evidenziato una presenza crescente di società cinesi. Più di un terzo dei 4000 espositori proveniva infatti dalla Cina, per la maggior parte dalla città meridionale di Shenzhen, che sta rapidamente emergendo come hub tecnologico rivale della Silicon Valley. Tra i prodotti cinesi esposti c’erano dispositivi per la realtà virtuale e smart car attrezzate con software per il riconoscimento facciale. 

Il CES ha dimostrato che la Cina sta diventando un focolaio d’innovazione e che le sue ambizioni non si limitano ai gadget di consumo. Con il supporto dell’iniziativa governativa “Made in China 2025”, i produttori cinesi stanno sviluppando robot industriali d’avanguardia e treni ad alta velocità. Le società Internet come Alibaba e Baidu si stanno facendo rapidamente strada in settori prima dominati da aziende statunitensi - ad esempio l’intelligenza artificiale - e nelle città cinesi stanno fiorendo numerose start-up tecnologiche determinate a raggiungere il successo.

“In Cina sta emergendo una cultura di innovazione e imprenditorialità che sembra destinata a diffondersi a macchia d’olio” afferma il Professor Erik Brynjolfsson, direttore della Initiative on the Digital Economy del Massachusetts Institute of Technology (MIT) ed esperto in economia dell’innovazione. Secondo Brynjolfsson, un fattore determinante per lo sviluppo di questa “innovazione indiscriminata” in Cina è l’assenza di barriere normative.

Quali sono dunque le conseguenze del boom dell’innovazione cinese sul piano geopolitico ed economico? E come dovrebbero rispondere gli investitori ai nuovi equilibri del potere in ambito tecnologico tra Oriente e Occidente?

Lo shock del nuovo

Per capire il motivo per cui il governo cinese è così incline al progresso tecnologico, è importante comprendere il ruolo dell’innovazione nella crescita economica. Agli inizi del Ventesimo secolo l’economista austriaco Joseph Schumpeter ha identificato cinque diverse tipologie di innovazione: introduzione di nuovi prodotti, nuovi metodi di produzione, apertura di nuovi mercati, nuove fonti di approvvigionamento e nuove strutture organizzative.

Secondo Schumpeter la combinazione di questi fattori stimola quel processo di “distruzione creativa” che dà origine a un rapido sviluppo economico.

Nell’ultimo mezzo secolo, l’Asia orientale è stato l’emblema di questo tipo di sviluppo. Nel dopoguerra, il Giappone si è arricchito puntando a investire nell'istruzione e nelle nuove tecnologie e il suo modello è stato poi seguito dalle “Tigri asiatiche”, ossia Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore. Partendo dalla manifattura di base, questi Paesi sono stati poi in grado di orientarsi verso settori a maggiore valore aggiunto e la Cina ne ha seguito l’esempio.

Il rapido sviluppo del Paese sin dall’epoca del piano di “riforma e apertura” di Deng Xiaoping negli anni Ottanta ha fatto leva sulla vastissima forza lavoro cinese per fabbricare prodotti da esportare sul mercato globale, inizialmente in settori a basso reddito come quello tessile e successivamente in aree più complesse e creative.

Le società Internet come Alibaba e Baidu si stanno facendo strada in settori prima dominati da aziende statunitensi

Made in China

Il governo cinese è intenzionato a fare leva su questo progresso. Nonostante lo straordinario sviluppo evidenziato nell’ultimo trentennio, la Cina non ha ancora raggiunto gli Stati Uniti e l’Europa occidentale in termini di qualità produttiva. Questa è la motivazione alla base del piano “Made in China 2025” lanciato ufficialmente nel 2015. Plasmata sul modello del piano tedesco “Industry 4.0”, l’iniziativa è pensata per dare slancio all’innovazione tecnologica nel settore per mezzo di investimenti governativi mirati.

“Made in China è un’iniziativa incentrata sull’upgrade dell’attuale assetto produttivo”, afferma Xiaoyu Liu, Emerging Market Equities Fund Manager di Aviva Investors, Londra. “Nel suo sviluppo, la Cina rischia di rimanere intrappolata al centro della catena del valore, tra i Paesi che offrono manodopera in outsourcing a basso costo e le nazioni la cui produzione è qualitativamente più elevata, come Stati Uniti e Germania.”

La Cina sta effettuando ingenti investimenti in impianti e stabilimenti di montaggio gestiti tramite automazione robotica, il che tende ad aumentare la qualità della produzione. Il governo è particolarmente incline alla creazione di un’industria nazionale dedicata ai semiconduttori per ridurre la sua dipendenza dall’importazione di chip per computer e ha stanziato 100-150 miliardi di dollari di fondi pubblici e privati per raggiungere questo obiettivo.1

Un altro settore prioritario è quello aerospaziale, in cui il governo sta incoraggiando le aziende nazionali a collaborare con gli operatori esteri per potenziare le proprie competenze. A gennaio, la multinazionale francese Airbus ha acconsentito a incrementare le operazioni di montaggio presso un impianto sito nella città orientale di Tianjin gestito in joint venture con l’azienda pubblica Aviation Industry Corporation of China (AICC). Airbus otterrà un accesso più ampio a quello che oggi è il principale mercato mondiale per l’aviazione commerciale e AICC, da parte sua, migliorerà le sue competenze nell’ambito del design dei motori e dei metodi di progettazione.

Secondo alcuni, lo slancio della Cina verso questo “trasferimento di conoscenze” con le aziende occidentali è paragonabile a una sorta di furto industriale sponsorizzato dallo stato.

Lo scorso anno Robert Atkinson, presidente del think tank Information Technology and Innovation Foundation, ha segnalato al Congresso statunitense che Made in China non è altro che “una strategia aggressiva finalizzata a una manipolazione seriale del mercato e al furto e al trasferimento forzato di know-how americano”2

L’amministrazione Trump ha ordinato una revisione delle pratiche cinesi in materia di proprietà intellettuale, il che potrebbe determinare l’applicazione di sanzioni punitive unilaterali in base alla Sezione 301 del Trade Act. Che le accuse di furto siano fondate o meno, è piuttosto evidente che il programma di investimento tecnologico del governo cinese non è semplicemente finalizzato a migliorare la crescita e la produttività.

Tecnologia e stato

Per gli investitori che sperano di individuare il prossimo passo avanti nell’innovazione cinese, è utile conoscere gli obiettivi su vasta scala del governo. Prendiamo ad esempio un settore dell’industria tecnologica in cui la Cina sta divenendo leader mondiale: la visione artificiale. Dotare le macchine industriali di sensori in grado di catturare e riconoscere le immagini utilizzando l’intelligenza artificiale consente alle società di automatizzare determinati elementi della linea di produzione e perfezionare il controllo qualità.

Si tratta di una tecnologia utile anche nell’ambito della sorveglianza. L’azienda HikVision di Hangzhou, leader nel campo delle fotocamere e dei sensori industriali, è inoltre specializzata nella produzione di sistemi CCTV d’avanguardia. Il suo maggiore azionista è una società statale cinese, China Electronics Technology Group, che sta individuando delle applicazioni specifiche di tali prodotti per il monitoraggio della popolazione e l’individuazione dei primi segnali di disordine civile, una priorità chiave del governo di Xi Jinping.

“Lo stato cinese sta sostenendo gran parte di questa innovazione” afferma Max Burns, Senior Industrials Research Analyst di Aviva Investors.

“La necessità di monitorare i cittadini negli spazi pubblici e su Internet sta stimolando una netta crescita nei settori dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale. HikVision ha sviluppato un software per il riconoscimento facciale di qualità superiore, in grado di identificare un volto ignoto tra la folla e puntarvi direttamente, e ha catalizzato gli investimenti del governo e di molti fondi azionari focalizzati sull’automazione e l’intelligenza artificiale.”

Per ragioni analoghe, Pechino ha instaurato uno stretto rapporto di collaborazione con i tre colossi Internet cinesi Baidu, Alibaba e Tencent (i cosiddetti BAT). A differenza delle grandi società tecnologiche occidentali, che negli ultimi anni sono giunte a un punto di stallo con i governi per quanto attiene alla condivisione dei dati degli utenti, i BAT forniscono regolarmente allo stato informazioni sul comportamento in rete degli utenti, che vanno a sommarsi ai 42 miliardi di documenti relativi a Internet che il governo raccoglie direttamente ogni mese.3

Questo ammasso di dati facilita lo sviluppo di un “sistema di credito sociale” che monitorerà le finanze, l’obbedienza politica e la presunta educazione civica dei cittadini. In uno scenario degno della serie televisiva Black Mirror, il sistema ferroviario ad alta velocità cinese sta già informando i passeggeri che un comportamento antisociale potrebbe comportare un downgrade nella scala del credito sociale.

La Cina sta effettuando ingenti investimenti in stabilimenti e impianti di montaggio gestiti tramite automazione robotica

L’innovazione: online to offline (O2O)

Ma la storia dell’innovazione in Cina non è solo quella di un governo autoritario che cerca di controllare i suoi cittadini. La Cina ha effettuato ingenti investimenti per offrire ai cittadini un’istruzione qualitativamente elevata e attualmente produce 2,8 milioni di laureati in scienze e ingegneria, un numero cinque volte maggiore rispetto agli USA (sebbene gli USA siano ancora in testa su base pro-capite4).

Presso le università migliori sono emersi numerosi poli tecnologici, in città come Guangzhou, Pechino, Shanghai e Hangzhou, perché le aziende cercano di accaparrarsi le risorse più brillanti. I BAT sono tra le aziende che puntano ad assumere questi laureati per formare dei team di sviluppatori di prodotti e servizi che possano competere con quelli offerti dalle aziende occidentali.

Prendiamo ad esempio l’app WeChat di Tencent. Quello che era partito come un semplice servizio di messaggistica è oggi un sistema operativo completo. Gli utenti possono prenotare taxi e vacanze all’estero, riservare tavoli al ristorante, giocare, pagare bollette e acquistare prodotti in negozi fisici, senza mai uscire dall’app. Secondo Brynjolfsson, la Cina è il leader mondiale in questo settore - noto come tecnologia O2O o anche online-to-offline (leggi qui l'Intervista con Erik Brynjolfsson). 

L’integrazione di elementi finanziari nella piattaforma di Tencent, unitamente alle innovazioni di natura simile messe a punto da Alibaba e Baidu, ha trasformato la Cina nel leader globale nel settore fintech. Queste aziende sono partite dai pagamenti digitali per poi passare ai segmenti assicurativo, della gestione patrimoniale e del prestito peer-to-peer, sfruttando la loro capacità di raccogliere i dati sui potenziali clienti per offrire loro nuovi prodotti e servizi.

I BAT dominano inoltre alcuni settori dell’intelligenza artificiale: ad esempio, Baidu è oggi il leader riconosciuto nella tecnologia di riconoscimento vocale. Quando nell’ottobre 2016 Microsoft ha annunciato che il suo software aveva superato gli standard umani di riconoscimento, Andrew Ng, all’epoca responsabile di ricerca in Baidu, ha dichiarato su Twitter che la sua azienda aveva ottenuto lo stesso risultato per la lingua cinese, ma con ben 12 mesi di anticipo.5

L’equilibrio del potere in ambito tecnologico potrebbe dunque virare verso est, ma gli USA rimangono i leader indiscussi in molti settori dell’intelligenza artificiale. Lo sviluppo del programma AlphaGo di Google, che ha elaborato delle strategie per battere i campioni umani al gioco cinese Go, è un reminder simbolico del fatto che i colossi della Silicon Valley dominano ancora in molti ambiti.

Il fallimento del bike-sharing

Anche se è difficile operare un confronto tra gli Stati Uniti e la Cina in termini di indicatori di innovazione, è possibile trarre una serie di conclusioni a livello generale. Gli Stati Uniti spendono di più in ricerca e sviluppo “di base e applicati”, ossia il processo iniziale di scoperta e la relativa ottimizzazione. Questo conferisce agli USA la leadership in settori basati su innovazioni originali come quello farmaceutico, in cui invece la Cina fatica a conquistare una quota di mercato globale.

Le società cinesi, da parte loro, si stanno dimostrando estremamente abili nello sviluppo “di fase avanzata”, ossia basato sulle scoperte esistenti e sull’introduzione di prodotti nuovi e innovativi nel mercato, come ad esempio quelli che hanno affollato il convention center di Las Vegas a gennaio. Oltre l’84% della spesa della Cina in ricerca e sviluppo è diretta a progetti di sviluppo di fase avanzata, rispetto a due terzi negli USA, secondo una ricerca condotta da Boston Consulting Group.6

Questo è in parte dovuto al fatto che le aziende cinesi sono in grado di accedere a un ampio bacino di utenti esperti di tecnologia e comparativamente più inclini a provare nuovi prodotti e servizi rispetto alle controparti occidentali.7 Ciò ha sostenuto la Cina nello sviluppo e nella commercializzazione di tecnologie orientate al consumo, come ad esempio i droni: DJI, società con sede a Shenzhen, è infatti oggi l’operatore principale nel mercato globale dei droni.

Secondo Jason Bohnet, Senior Research Analyst di Aviva Investors, Chicago, le aziende cinesi hanno inoltre beneficiato della regolamentazione relativamente blanda in materia di commercializzazione di nuovi prodotti. “Le aziende cinesi hanno praticamente carta bianca, e questo consente loro di essere agili e innovative”, afferma. “Possono mettere a punto qualcosa di nuovo e chiedersi semplicemente: ‘Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere?’ Sono infatti consapevoli del fatto che se produrranno qualcosa di innovativo o troveranno una soluzione a un problema il loro sostenitore principale sarà proprio lo stato.”

L’industria del bike-sharing cinese rappresenta un interessante caso di studio sui possibili risvolti di questo contesto tecnologico deregolamentato e libero per tutti, fornendo un esempio del processo di “distruzione creativa” citato da Schumpeter. Le aziende cinesi sono state tra le prime a sviluppare la tecnologia GPS per rendere possibile il bike-sharing in stile Uber senza necessità di docking station. È dunque spuntata una pletora di aziende concorrenti, che ha inondato il mercato di biciclette. Molte di esse sono però fallite rapidamente, riversando sulla strada ammassi di biciclette sfasciate.8

 

Football field


Una strada di Pechino piena di biciclette abbandonate.12
 

Investire nei titoli tecnologici cinesi

Considerando la rapidità dei cambiamenti in atto, può essere difficile per gli investitori esteri elaborare delle strategie volte a beneficiare della crescita dell’innovazione cinese. Secondo Liu, esistono tuttavia numerose opportunità per chi possiede la necessaria esperienza a livello locale.

“Ci sono ottime opportunità di rendimento per chi sarà in grado di individuare i leader in questi mercati in rapida evoluzione”, afferma. “Ad esempio Tencent ha prodotto un rendimento annuale superiore al 50 percento negli ultimi cinque anni e un tasso di crescita composito annuo pari al 43 percento nell’ultimo decennio. La corporate governance rimane un problema per alcune aziende tecnologiche cinesi, ma del resto lo è per numerose aziende del settore in tutto il mondo.”

In Cina, le aziende tecnologiche affermate stanno divenendo ancora più costose, a livello di possibile investimento (la quotazione di Alibaba è salita del 96 percento lo scorso anno) ma secondo Liu non sono ancora in territorio di bolla. “Non assisteremo a una bolla tecnologica come negli anni 2000. Anche se la valutazione delle grandi aziende Internet è superiore rispetto alla media storica, esse sono sostenute da una crescita degli utili e da una generazione di cassa solide. Ad ogni modo gli investitori dovranno essere selettivi, in futuro.”

Con l’aumento del loro prestigio e della loro influenza, i BAT stanno plasmando in maniera sempre più netta il contesto per le start-up, il che potrebbe aiutare gli investitori a individuare i probabili vincitori e perdenti nei settori innovativi. Mobike e Ofo, due delle aziende sopravvissute al boom e al crash del bike-sharing, sono finanziate rispettivamente da Tencent e Alibaba.

I BAT stanno inoltre investendo nella tecnologia anche oltre i confini della Cina: Tencent ha acquisito delle partecipazioni di minoranza in Snap, Spotify e Tesla. “Le grandi aziende cinesi hanno il vantaggio di poter uscire dai confini della Cina mentre le loro controparti non possono accedere al Paese a causa delle restrizioni imposte dal governo,” afferma Bohnet.

Nonostante l’aumento delle valutazioni delle grandi società Internet, le ricerche indicano che, quantomeno, gli investitori stanno sottovalutando la possibilità che le società cinesi mettano a punto ulteriori innovazioni, con conseguente crescita dei profitti. Una recente analisi di UBS sulla spesa per ricerca e sviluppo e sulla crescita degli utili ha rilevato che gli investitori non hanno ancora del tutto colto la portata del progresso cinese nei settori orientati alla tecnologia, il che potrebbe determinare una graduale rivalutazione delle azioni del Paese nei prossimi cinque anni.9

Chiaramente permangono dei rischi per quanto attiene all’investimento nella tecnologia cinese, non da ultimo il ruolo imprevedibile del governo che potrebbe dare un giro di vite in settori precedentemente non regolamentati (come è successo nel 2016 e nel 2017 nel settore fintech) o ridimensionare un grande operatore, come quando Baidu è stata ammonita per aver pubblicizzato dei trattamenti medici sprovvisti di licenza sul suo motore di ricerca con conseguente netta flessione del titolo.10

Dall’altra parte, il supporto del governo può stimolare le aziende attive in settori prioritari quali la produzione avanzata, apportando dei benefici per gli investitori nazionali ed esteri in grado di individuare gli obiettivi di lungo periodo della Cina. Gli investitori esteri possono accedere alle azioni della citata HikVision, così come a quelle degli specialisti di automazione robotica come Shenzhen Inovance Technology e Han's Laser Technology, tramite il mercato delle A-share.

Il ruolo del governo nel promuovere la domanda e creare incentivi è inoltre evidente nel settore delle auto elettriche. Pechino ha ordinato alle aziende statali cinesi operanti nel settore energetico di velocizzare l’installazione delle stazioni di ricarica: a dicembre 2016 la Cina disponeva di 300.000 stazioni, un numero di gran lunga superiore rispetto agli Stati Uniti, che agli inizi del 2017 disponevano di sole 16.000 stazioni.11 Questa infrastruttura crescente sta facilitando l’ascesa di nuove aziende come ad esempio Byton, start-up cinese che ha catalizzato l’attenzione al CES quando ha mostrato un’auto elettrica abilitata per il riconoscimento facciale.

“La Cina non ha una buona reputazione a livello di inquinamento, il che è un grande incentivo all’adozione di pratiche ecologiche e all’introduzione di un maggior numero di veicoli elettrici e autonomi sulle strade. Su base globale, la Cina vende un numero di veicoli elettrici maggiore rispetto a qualunque altro Paese e ci aspettiamo che questa tendenza prosegua nell’immediato futuro”, afferma Bohnet.

Se non puoi sconfiggerli, fatteli amici

Che conseguenze ha dunque l’ascesa della Cina per le aziende delle economie avanzate? Secondo Burns, con l’intensificarsi della battaglia per l’innovazione, saranno avvantaggiate le aziende che operano nei settori industriale e tecnologico dotate di budget significativi da impiegare in ricerca e sviluppo, come la multinazionale di produzione statunitense 3M che negli ultimi anni ha portato la spesa per l’innovazione al sei percento dei ricavi.

Le aziende che sono in grado di aiutare i produttori high-end a migliorare qualità ed efficienza in maniera incrementale come ad esempio la giapponese Keyence, specializzata in sistemi automatizzati precisi e guidati da laser, potrebbero inoltre raccogliere dividendi perché sono sempre di più le aziende intenzionate a migliorare le proprie strutture per poter affrontare con successo la concorrenza cinese.

In un orizzonte di più lungo periodo, tuttavia, gli ingenti investimenti della Cina nella produzione avanzata inizieranno a dare i loro frutti, consentendole di chiudere il divario rispetto all’Occidente e portarsi addirittura in vantaggio, secondo Burns. Con i nuovi equilibri del potere, gli investitori potrebbero iniziare a puntare ad aziende disposte a collaborare con le potenti controparti cinesi in alcuni settori.

E su questo fronte l’Europa potrebbe avere la meglio sugli USA. Durante la sua visita di Stato a Pechino a gennaio 2018, il Presidente Emmanuel Macron ha cercato di ottenere un maggiore accesso al mercato cinese per le aziende del suo Paese.

In seguito alla visita, Airbus ha confermato il rafforzamento della partnership con AICC, mentre Tencent e il rivenditore francese Carrefour hanno annunciato un accordo di collaborazione su piattaforme e-commerce.

“Questa partnership apre un mercato a cui Carrefour aveva scarso accesso e dovrebbe aiutarla a migliorare il suo profilo di crescita senza dover spendere miliardi di euro per costruire altri punti vendita fisici in Cina”, afferma Bohnet. “Sta instaurando un rapporto con un marchio leader come Tencent e sta facendo leva su questo.”

Il futuro dell’innovazione

Indipendentemente dal rapporto di collaborazione o di concorrenza tra le rispettive società, la Cina, il Giappone e i Paesi occidentali dovranno fare fronte alle conseguenze imprevedibili delle innovazioni tecnologiche. I progressi nel settore stanno spingendo sempre più le economie verso le forze effimere del mondo digitale.

Il peculiare sistema politico cinese potrebbe fornire vantaggi e svantaggi al riguardo, secondo Jonathan Haskel, Professore di economia presso l’Imperial College Business School di Londra e coautore di Capitalism Without Capital, uno studio su come le economie siano sempre più dominate da beni immateriali quali design, branding, software e ricerca e sviluppo piuttosto che da beni materiali.

“L’investimento del governo nella scienza potrebbe acquisire un’importanza crescente nell’economia intangibile: le aziende infatti, con il crescente orientamento verso i beni immateriali, si rivolgeranno al settore pubblico per acquisire le conoscenze scientifiche di base per elaborare e commercializzare nuovi prodotti”, afferma Haskel. “Dunque la centralizzazione del sistema cinese e il potenziamento del budget destinato alla scienza andranno a loro vantaggio.”

Ma Haskel sottolinea anche che i beni “immateriali” generalmente trovano terreno fertile nelle economie non centralizzate che favoriscono la sperimentazione e tutelano adeguatamente la proprietà intellettuale. Una caratteristica dei beni immateriali è il fatto che sono soggetti a “spillover”: è relativamente semplice per un’altra società copiare un nuovo concetto o design. Essere in grado di tutelare la PI diviene dunque ancora più importante. “Se la tutela della proprietà intellettuale è debole in Cina, potrebbe esserlo anche l’investimento” afferma Haskel.

Le aziende cinesi stanno ora richiedendo molti più brevetti internazionali rispetto a qualunque altro Paese e Pechino ha introdotto nuovi meccanismi di tutela, compresi tribunali specializzati in PI, che dovrebbero migliorare il livello di protezione delle aziende sul mercato domestico. “La tutela dei brevetti in Cina è ancora indietro rispetto all’Occidente ma la situazione sta migliorando,” afferma Liu.

Ovviamente le aziende occidentali non potranno adagiarsi sugli allori e dovranno continuare ad innovare per poter competere con le concorrenti cinesi. Le hall del CES di Las Vegas lo hanno chiaramente confermato: la Cina ha dimostrato di essersi scrollata di dosso la reputazione di regno di prodotti contraffatti e imitazioni, per assumere il ruolo di potenza tecnologica a tutti gli effetti. E gli scintillanti gadget di consumo sono solo l’inizio.

 

1        ‘Chips on their shoulders', The Economist, gennaio 2016

2        ‘China's push to become a tech superpower has triggered alarms abroad,' Financial Times, marzo 2017

3        ‘China invents the digital totalitarian state', The Economist, dicembre 2016

4        'The challenge of China's rise as a science and technology powerhouse', Brink Asia, agosto 2017

5        ‘Is China outsmarting America in AI?', New York Times, maggio 2017

6        'An innovation-led boost for US manufacturing', BCG, aprile 2017

7        See The China effect on global innovation, McKinsey Global Institute, luglio 2015

8        ‘China's bike-share graveyard a monument to industry's arrogance', The Guardian, novembre 2017

9        Cfr. Tiger sparks: Is Asia's innovation boom creating a new world order?, UBS, settembre  2017

10     ‘China curbs Baidu healthcare ads business after student's death', Reuters, maggio 2016

11     'US now has 16,000 public electric vehicle charging stations with 43,000 connectors', Electrek, giugno 2017

12    Image credit: zhangjin_net / Shutterstock.com

 

INFORMAZIONI IMPORTANTI

Il presente documento è riservato a clienti professionali e consulenti. Non è destinato a essere letto da, o usato con, clienti retail. Salvo ove altrimenti indicato, la fonte di tutte le informazioni è Aviva Investors Global Services Limited (“Aviva Investors”) al 1° dicembre 2017.

Tranne se diversamente specificato, i pareri e le opinioni espressi sono di Aviva Investors e non devono essere considerati come una garanzia di rendimento di un investimento gestito da Aviva Investors né una consulenza di qualsivoglia natura. Le informazioni contenute nel presente documento sono state ottenute da fonti ritenute affidabili, ma non sono state verificate in modo indipendente da Aviva Investors e pertanto non se ne garantisce l’accuratezza. Le performance conseguite in passato non costituiscono un’indicazione di rendimenti futuri. Il valore di un investimento e il reddito da esso riveniente sono soggetti a rialzi e ribassi ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. Nessun elemento del presente documento, incluso ogni riferimento a particolari titoli, asset class e mercati finanziari, deve essere inteso o interpretato come una consulenza o raccomandazione di alcun genere. Il presente documento non costituisce una raccomandazione di acquisto o vendita di alcun investimento.

Nel Regno Unito e in Europa, il presente documento è stato redatto e pubblicato da Aviva Investors Global Services Limited, registrata in Inghilterra, N.1151805. Sede legale: St. Helen’s, 1 Undershaft, Londra, EC3P 3DQ. Autorizzata e regolamentata nel Regno Unito dalla Financial Conduct Authority. Contattaci presso Aviva Investors Global Services Limited, St Helen’s, 1 Undershaft, Londra EC3P 3DQ. Le telefonate ad Aviva Investors possono essere registrate a scopo di formazione e monitoraggio. A Singapore, il presente documento è distribuito ai sensi di un accordo con Aviva Investors Asia Pte. Limited esclusivamente ad investitori istituzionali. Si ricorda che Aviva Investors Asia Pte. Limited non fornisce servizi indipendenti di ricerca o di analisi per quanto attiene al contenuto o alla redazione del presente documento. I destinatari del presente documento sono tenuti a contattare Aviva Investors Asia Pte. Limited per qualunque questione da esso derivante o a esso correlata.

Aviva Investors Asia Pte. Limited è una società costituita ai sensi delle leggi di Singapore con numero di registrazione 200813519W, che detiene una regolare licenza di fornitura di servizi ai mercati dei capitali (Capital Markets Services License) finalizzata allo svolgimento di attività di gestione fondi, rilasciata in conformità alla legge Securities and Futures Act (Singapore Statute Cap. 289) e che si qualifica come Asian Exempt Financial Adviser ai fini della legge Financial Advisers Act (Singapore Statute Cap. 110). Sede legale: 1Raffles Quay, #27-13 South Tower, Singapore 048583. In Australia, il presente documento è distribuito ai sensi di un accordo con Aviva Investors Pacific Pty Ltd unicamente ad investitori wholesale.

Si ricorda che Aviva Investors Pacific Pty Ltd non fornisce servizi indipendenti di ricerca o di analisi per quanto attiene al contenuto o alla redazione del presente documento. I destinatari del presente documento sono tenuti a contattare Aviva Investors Pacific Pty Ltd per qualunque questione da esso derivante o a esso correlata. Aviva Investors Pacific Pty Ltd, società costituita ai sensi delle leggi australiane, Australian Business No. 87 153 200 278 e Australian Company No. 153 200 278, detiene una licenza di fornitura di servizi finanziari in Australia (Australian Financial Services License - AFSL 411458) rilasciata dalla Australian Securities and Investments Commission. Sede legale: Level 30, Collins Place, 35 Collins Street, Melbourne, Vic 3000, Australia.

J25870-RA18/0195/01012019