I colossi tecnologici puntano sulla sanità

In questa penultima puntata della quadrilogia, il protagonista è la tecnologia. Le recenti innovazioni tecnologiche promettono di offrire terapie migliori e di ridurre i costi, ma persistono le preoccupazioni sulla protezione dei dati e sulle lacune dell’intelligenza artificiale (IA).

Tempo di lettura: 13 minuti

Doctor hand touching modern digital tablet, close up

Nel 2016, DeepMind, società tecnologica di proprietà di Alphabet, meglio conosciuta per il suo successo nella creazione di robot giocattolo, ha avviato una collaborazione con il Moorfields Eye Hospital, un istituto di diagnosi e cura londinese convenzionato con il sistema sanitario nazionale. DeepMind ha iniziato ad addestrare i suoi rivoluzionari algoritmi di intelligenza artificiale (IA), affinché riconoscano durante le scansioni della retina i sintomi precoci di malattie oculari come il glaucoma.1

Due anni dopo, DeepMind ha annunciato i primi risultati, dimostrando come l’IA sia al pari – e talvolta anche migliore – della competenza umana in fatto di precisione diagnostica. Secondo DeepMind e il Moorfields, la tecnologia potrebbe essere utilizzata per dare la priorità, e quindi trattare più rapidamente, quei pazienti che necessitano di terapia urgente.

Ma le collaborazioni di DeepMind con l’NHS (Sistema Sanitario Nazionale) hanno sollevato anche qualche critica. Nel 2017, l’Information Commission, garante della privacy britannica, ha accusato l’NHS Trust di aver violato le norme sulla protezione dei dati, fornendo a DeepMind le cartelle cliniche di 1,7 milioni di pazienti. Da allora, Google ha incorporato l’unità focalizzata sul settore sanitario di DeepMind – prima gestita separatamente – e sciolto un comitato indipendente che esaminava l’attività dell’azienda in campo sanitario, sollevando preoccupazioni riguardo alla presunta intenzione del gigante tecnologico statunitense di commercializzare dati sui pazienti senza il loro consenso.2

L’interesse di Google per quanto riguarda la sanità rientra in una tendenza in crescita. Altre società tecnologiche negli USA e in Cina hanno espresso nobili ambizioni di trasformazione rispetto alle prassi diagnostiche e di “democratizzazione” dell’assistenza sanitaria, con l’obiettivo finale di ridisegnare il panorama sanitario per produttori di farmaci, ospedali, farmacie e compagnie assicurative, nonché per medici e pazienti. In dubbio, però, sono i pro e i contro di un coinvolgimento delle “Big Tech”.

Tecnologia intelligente

Alla luce dell’ampliamento demografico e dell’incremento dell’aspettativa di vita, la spesa sanitaria è in costante aumento e potrebbe attestarsi nel 2020 a $8.700 miliardi, in ascesa dai $7.100 miliardi di cinque anni fa.3 Se sfruttati nel modo giusto, i progressi tecnologici promettono ai governi metodi utili per migliorare l’efficienza di costi sempre più elevati e alle grandi compagnie tecnologiche nuove opportunità di accesso nel settore.

“Il sistema sanitario è frammentato, con poca trasparenza e un utilizzo inefficiente delle risorse. C’è un enorme e incombente ‘pool di profitti’ e i pazienti non sono soddisfatti delle infrastrutture assistenziali esistenti. È comprensibile quindi che le Big Tech vedano nella sanità un settore che necessiti di essere rivoluzionato,” spiega Mikhail Zverev, Head of Global Equities di Aviva Investors.

Per le Big Tech il settore sanitario necessita di essere rivoluzionato

“In altri ambiti, questa serie di circostanze ha creato opportunità di ingresso per realtà innovative improntate alla tecnologia: si pensi a Netflix nell’ecosistema della TV a pagamento, a Uber per il trasporto personale o ad Amazon nella vendita al dettaglio”, prosegue Zverev.

Anche il personale medico ne è convinto: le nuove tecnologie hanno il potenziale per migliorare diversi aspetti del settore sanitario. Eric Topol, cardiologo e autore di Deep Medicine, uno studio relativo all’IA (intelligenza artificiale) in ambito medico, sostiene che sarebbero proprio le lacune del sistema attuale a spingere i medici ad adottare le nuove soluzioni offerte dai titani della Silicon Valley.

“Oggigiorno, l’aspetto tecnologico della medicina è a dir poco patetico,” sostiene Topol. “In una normale stanza d’ospedale, suonano in media 135 campanelli al giorno, di cui il 99% sono falsi allarmi. Il fatto che questo problema persista da anni dovrebbe dirci qualcosa. Abbiamo un impellente bisogno di miglioramenti, di qualunque tipo di tecnologia innovativa e ingegnosa, purché a un prezzo relativamente contenuto. Abbiamo bisogno di aiuto.”

Topol cita Google, Apple, Microsoft e Amazon come i più avanzati rispetto ai progetti sanitari, e ciascuna di queste società si concentrata su un ambito diverso, che più si addice ai rispettivi punti di forza. A suo avviso, questi giganti avranno un “impatto inarrestabile” sul settore.

I tool diagnostici di Google ne sfruttano l’eccellenza mondiale nel campo dell’apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale. Oltre ai progressi nella scansione della retina, la collaborazione di DeepMind con l’NHS (Sistema Sanitario Nazionale) ha dato vita anche a una app, Streams, che avvisa i medici del Royal Free Hospital di Londra nel caso in cui un paziente che soffre di insufficienza renale abbia bisogno di una visita urgente. Secondo la società, l’app ha ridotto il costo medio del ricovero dei pazienti con grave insufficienza renale del 17% – un risparmio potenzialmente enorme se si considera il costo annuale di £1 miliardo a carico del l’NHS (Sistema Sanitario Nazionale) per il trattamento della patologia.4

Google dispone anche di un’unità separata di life sciences, Verily, che collabora con le compagnie farmaceutiche alla scoperta di nuovi medicinali o addirittura alla creazione di dispositivi come un “pannolino intelligente”, che avvisa i genitori quando il bambino va cambiato.5

Se Google avesse intenzione di avanzare nel mondo dei gadget di consumo, si troverebbe ad affrontare l’agguerrita concorrenza di Apple, che vuole personalizzare i servizi sanitari, permettendo agli utenti di smartphone e dispositivi mobili di controllare la propria frequenza cardiaca e il tenore dell’attività fisica. Mano a mano che i sensori digitali si fanno più sofisticati, la gamma di applicazioni si espande: la società sta già sperimentando un dispositivo in grado di rilevare i tremori che affliggono i malati di Parkinson, per consentire loro di monitorare l’avanzamento della patologia.6

Microsoft, da parte sua, si sta concentrando sulle soluzioni IT, dove l’ubiquità del sistema operativo Windows negli ospedali le fornisce un chiaro vantaggio competitivo; fra le novità si annoverano soluzioni software e di archiviazione dati d’avanguardia, gestite dalla moderna tecnologia del cloud computing.

I protagonisti della rivoluzione digitale

Dato che la maggior parte delle infrastrutture sono già operative – ospedali, reti di ambulanze, catene di farmacie – i colossi tecnologici possono focalizzarsi su aspetti della sanità a maggior valore aggiunto e meno intensità di capitale, che ben si integrano nei loro business model.

La domanda degli investitori è elevata. Da una ricerca della Harvard Business Review emerge come il settore della tecnologia sanitaria abbia un multiplo di fatturato di 5,1x rispetto all’1,3x dei beni di consumo durevoli, il che potrebbe giustificare, da un lato, l’aumento delle valutazioni delle società tecnologiche che fanno il loro debutto nel segmento sanitario e, dall’altro, il nervosismo fra gli operatori esistenti.7

“Se si pensa ai cambiamenti demografici, questo è un enorme mercato in crescita per le grandi società tecnologiche. E mano a mano che i protagonisti della rivoluzione  fanno le proprie mosse, gli investitori farebbero bene a stabilire chi saranno i vincitori e chi i perdenti nel settore sanitario,” sostiene Stephanie Niven, Gestore dei Fondi Azionari Globali di Aviva Investors.

Se si pensa ai cambiamenti demografici, gli investitori farebbero bene a stabilire chi saranno i vincitori e chi i perdenti nel settore sanitario

A quanto si dice, la capogruppo di Google, Alphabet, avrebbe fra le sue ambizioni quella di rivoluzionare le assicurazioni sanitarie negli USA, elaborando i dati sui pazienti a livello di popolazione per evidenziare potenziali efficienze che, a suo avviso, potrebbero influire sui costi delle assicurazioni. CityBlock Health, unità spin-out della società di Google Sidewalk Labs, sta già fornendo a New York assistenza personalizzata alle comunità a basso reddito idonee a partecipare ai programmi finanziati dal governo Medicaid e Medicare. Inoltre, Alphabet ha investito di recente $375 milioni per aumentare la propria partecipazione nella start-up di assicurazioni sanitarie Oscar Health, che intende a sua volta imporsi sulla quota dei rimborsi Medicare delle grandi compagnie assicurative.8

A rivoluzionare il mondo delle assicurazioni, oltre ad altri ambiti sanitari, ci sta pensando anche Amazon. Nel 201 , il gigante dell’e-commerce di Jeff Bezos ha annunciato una partnership con Berkshire Hathaway e JPMorgan, finalizzata a ridurre i costi sanitari per i dipendenti delle tre società. Lo stesso anno, Amazon ha avviato la sua attività di distribuzione di farmaci, spendendo $1 miliardo per acquistare la farmacia online PillPack, una fusione che rappresenta una vera e propria minaccia per i cosiddetti pharmacy benefit manager (PBM), gli intermediari che fanno da collegamento tra i produttori di medicinali e le farmacie. Secondo i dati di Thomson Reuters, il giorno in cui PillPack ha dato l’annuncio, le catene di farmacie e i grossisti farmaceutici statunitensi hanno perso $14 miliardi di valore di mercato.

Serrare i ranghi

Le società hanno iniziato a consolidarsi per rafforzare le proprie difese contro le incursioni rivoluzionarie delle Big Tech. A dicembre 2018, la compagnia assicurativa statunitense, Cigna, ha annunciato la sensazionale acquisizione da $67 miliardi di PBM Express Scripts, società il cui prezzo azionario è stato fra i più duramente colpiti dall’ingresso di Amazon nel mondo sanitario.9 Oltre ad altre efficienze operative, questa sorta di consolidamento dovrebbe contribuire a un’utile raccolta di dati.

Le società sanitarie sono consapevoli che l’accesso alle informazioni garantisce loro un potenziale vantaggio sulle aziende tecnologiche, nuove nel settore. Si prendano ad esempio le Organizzazioni di Gestione Sanitaria (MCO) come UnitedHealth Group, che copre quello che viene definito “l’intero percorso di cura”, fornendo dati che spaziano dalla consulenza del medico di base, alla prescrizione dei farmaci, alla terapia intensiva. La societá controllata dell’azienda, Optum, ha allestito un’infrastruttura di analisi dei dati senza precedenti nel settore, impiegata per migliorare gli esiti e creare nuovi tool analitici.

“La vecchia promessa dell’analisi dei dati e del machine learning sta finalmente dando i frutti sperati: grazie alla combinazione di specificità e qualità dei dati, prestazioni degli hardware e maturità dei software è ora possibile generare informazioni utili e implementabili,” spiega Zverev.

È ora possibile generare informazioni utili e implementabili

“Vediamo che molti settori stanno adottando questi tool per svariati scopi, dalla manutenzione preventiva degli asset industriali, al miglioramento delle decisioni di prestito nella finanza. La sanità non è da meno e le Organizzazioni di Gestione Sanitaria (MCO)  potrebbero annoverarsi fra i potenziali beneficiari. La tecnologia nel settore sanitario non rappresenta un’opportunità di successo solo per i neofiti con DNA tecnologico, ma anche per gli operatori esistenti più abili ad adottare questi nuovi strumenti,” aggiunge

Il successo delle BAT

La tecnologia sta rivoluzionando il settore sanitario ben oltre l’Occidente, nella fattispecie in Cina. Qui l’opportunità è enorme, visto che la spesa sanitaria è ancora di gran lunga inferiore a quella delle economie avanzate. Nel 2016, ad esempio, si attestava al 6,2% del PIL rispetto al 10,8% in Giappone e al 17,9% negli Stati Uniti e pro capite era di $506, a fronte degli oltre $10.000 negli USA.10

Il gigante dell’e-commerce con sede a Hangzhou, Alibaba, ha costituito una controllata, Alibaba Health, che guarda alle catene di fornitura farmaceutiche come punto di ingresso nel settore. A lungo termine, l’idea è quella di creare un ecosistema a ciclo chiuso, in cui i consumatori utilizzano la piattaforma online dell'azienda per ordinare altri servizi sanitari.

Come Google e Amazon, anche Alibaba ha progetti rivoluzionari per le assicurazioni sanitarie. In tal senso, la sua controllata Ant Financial ha lanciato una piattaforma, Xiang Hu Bao (“protezione reciproca”), che copre i costi di malattie gravi come il cancro. Invece che addebitare premi, sono gli stessi membri a contribuire al pagamento di eventuali terapie di cui un altro membro del gruppo necessita per una patologia specifica. Nel caso di una richiesta di indennizzo, i membri utilizzano una piattaforma online gestita da blockchain per stabilire a votazione se il gruppo dovrà farsi carico del pagamento dell'eventuale risarcimento.

Il gigante delle assicurazioni Ping An si sta battendo con la sua stessa piattaforma sanitaria basata sull’intelligenza artificiale (IA), Good Doctor, per sfruttare i vantaggi dei dati e dell’automazione a costi inferiori. La società sta sperimentando una sorta di “ambulatorio” automatico delle dimensioni di una cabina telefonica, dove i pazienti possono consultare un medico IA e attingere a un armadietto intelligente dei farmaci per scegliere quello adatto alla propria diagnosi.11

“Alibaba Health sta rivoluzionando il modello di vendita al dettaglio di farmaci su prescrizione e da banco e sta sottraendo quote di mercato alle farmacie, sia all’interno che fuori dagli ospedali,” sostiene Will Ballard, responsabile delle azioni small cap dei paesi emergenti in Aviva Investors. “Ping An Good Doctor si concentra sulle diagnosi e sulla riduzione dei costi delle assicurazioni. Prima di poter chiedere il rimborso all'assicurazione per una visita medica, i pazienti dovranno andare sulla piattaforma online per ottenere una diagnosi preliminare e poi fissare un appuntamento in ospedale. Una procedura molto più conveniente che rivolgersi direttamente a una clinica privata.”

Alibaba Health sta rivoluzionando il modello di vendita al dettaglio di farmaci su prescrizione e da banco

Per non essere da meno, il rivale di Alibaba, Tencent, si è coalizzato con Aviva e Hillhouse Capital per creare un’assicurazione digitale con sede a Hong Kong, specializzata in polizze vita e coperture di malattie gravi. Al contempo, nella Cina continentale, la società sta usando la sua piattaforma pressoché onnipresente, WeChat, per offrire servizi sanitari come chat in tempo reale con professionisti medici e prenotazioni di visite. Tencent sta rivaleggiando anche con DeepMind nel campo della diagnostica per immagini basata sull’intelligenza artificiale (IA). Baidu – la terza delle cosiddette BAT, ovvero il trio dei giganti tecnologici cinesi – sta sviluppando una chatbot che sfrutta le formidabili capacità dell’IA della sua unità Baidu Brain.

I colossi tecnologici cinesi possono contare sul sostegno del governo, che è ansioso di approfittare della loro padronanza nell’analisi dei dati e nell’IA per migliorare il sistema sanitario e ampliare l’accesso tra la sua vasta popolazione. In Cina, ad esempio, esistono solo 20 oculisti ogni milione di persone, il che fa della diagnosi tecnologica remota una priorità.12

Le normative sulla privacy relativamente accomodanti permettono alle società cinesi di accedere a volumi ingenti di dati dei pazienti, utilizzati per addestrare algoritmi e offrire soluzioni tecnologiche alla gestione del sistema sanitario. Ad esempio, il Guangzhou Second Provincial Hospital nella Cina meridionale utilizza le cartelle cliniche di 300 milioni di pazienti per popolare il suo sistema di intelligenza artificiale (IA), per individuare i pazienti che utilizzano un software di riconoscimento facciale e suggerire diagnosi tramite WeChat.13

Protezione dei dati

L’accesso ai dati potrebbe garantire ai colossi tecnologici cinesi un vantaggio concorrenziale rispetto ai loro omologhi negli Stati Uniti, dove i tentativi di utilizzare le informazioni dei pazienti hanno già sollevato non poche polemiche. Nel 2018, Facebook è finita sulle prime pagine dei giornali per aver richiesto agli ospedali milioni di cartelle sanitarie anonimizzate, nella speranza di poterle abbinare ai dati dei suoi utenti.14

Le questioni sulla titolarità delle informazioni mediche e sull’equilibrio fra privacy ed efficacia medica non sono affatto una novità. Nel 1951, una donna afroamericana di nome Henrietta Lacks è stata sottoposta a biopsia al Johns Hopkins Hospital di Baltimora, dove i medici hanno scoperto che le sue cellule erano “immortali”, ovvero potevano riprodursi all’infinito. Molto dopo la sua morte, le cellule tumorali della signora Lacks sono ancora oggetto di importanti ricerche mediche – alcune a scopo commerciale – sebbene lei non avesse mai fornito il suo consenso né ricevuto alcun compenso.

Il dibattito sulla commercializzazione delle informazioni personali ha assunto dimensioni nuove ora che dati come la frequenza cardiaca sono digitalizzati sugli smartphone in tempo reale e chiunque condivide i propri dati con società che possono divulgarli a terzi, a prescindere che si tratti di compagnie assicurative o organismi preposti all’applicazione della legge. Ecco perché conquistare la fiducia dei consumatori sarà imprescindibile per le società tecnologiche orientate al settore sanitario.

Secondo un recente sondaggio di Rock Health, un incubatore aziendale che investe in start-up sanitarie digitali, solo l’11% degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a condividere le informazioni sulla propria salute con una società tecnologica, a fronte del 72% dei medici e del 49% degli assicuratori sanitari. Di queste, Google è la società che ispira più fiducia, mentre all’ultimo posto figura Facebook.15

Con che società tecnologica saresti disposto a condividere i tuoi dati?

Fonte: Rock Health Digital Health Consumer Adoption Survey (2018 = 4.000)

Distorsioni e scandali

C’è anche il problema della distorsione tecnologica. Il cosiddetto “deep learning” – fondamento di gran parte della tecnologia IA nel settore sanitario – funziona essenzialmente come l’apprendimento umano, ovvero esamina le conoscenze esistenti e individua schemi ricorrenti. Ciò significa che l’ingerenza umana può interferire con gli algoritmi proprio come è in grado di influenzare il comportamento delle persone.

Da sempre le donne sono poco rappresentate nelle sperimentazioni cliniche che forniscono i dati di base per l’IA

Da sempre le donne sono poco rappresentate nelle sperimentazioni cliniche che forniscono i dati di base per l’intelligenza artificiale (IA), il che può sfalsare i risultati. Si prenda ad esempio il tanto sbandierato successo di DeepMind nel prevedere alcune forme di insufficienza renale fra i pazienti: da un’analisi più approfondita, e osservando i dati utilizzati per addestrare gli algoritmi, è emerso come il 93,5% dei casi studiati fossero uomini. La stessa società ha poi ammesso che il suo modello si sarebbe rivelato meno efficace nel prevedere gli stessi problemi fra i pazienti donne.16

Oltre a una distorsione di genere, l’IA può riflettere anche un condizionamento razziale: le immagini utilizzate per addestrare le macchine a rilevare i tumori della pelle contengono prevalentemente tonalità chiare, compromettendo l’applicabilità del sistema alle situazioni del mondo reale. Esistono anche altri algoritmi sanitari assurdamente limitati: il sistema IA recentemente sviluppato per riconoscere i sintomi della demenza utilizzando la voce umana prometteva bene, finché non ha rivelato un difetto fatale – andava in tilt con chiunque non fosse un canadese anglofono.17

Ad ogni modo, anche superando le questioni relative alla titolarità dei dati, alla privacy e alle distorsioni, le evidenti lacune nella tecnologia sanitaria incentrata sui pazienti impongono comunque cautela. A novembre 2018, Verily di Google ha annunciato di aver interrotto il suo progetto per sviluppare lenti a contatto in grado di misurare i livelli di glucosio nei pazienti diabetici. Malgrado l’entusiasmo dei media per l’idea, infatti, la tecnologia si è rivelata inapplicabile a causa delle difficoltà nella lettura dei livelli di zucchero dalla lacrimazione.

E poi c’è il famigerato caso di Theranos, la start-up di San Francisco che aveva annunciato l’invenzione di un dispositivo compatto che avrebbe dovuto rivoluzionare il modo in cui si eseguono i prelievi e le analisi del sangue. All’apice della gloria, nel 2013, la società valeva $10 miliardi. Tuttavia, dopo che un giornalista investigativo ha dimostrato come la società esagerasse sull'efficacia della sua tecnologia, Theranos è crollata. Nel 2018, l’azienda e la sua fondatrice, Elizabeth Holmes, sono state accusate di frode dalla Securities and Exchange Commission.18

Deep medicine

Secondo Eric Topol serve una normativa sull’attività delle società tecnologiche nel settore sanitario per fugare i timori riguardo alla tutela e alla sicurezza dei dati; a suo avviso, un primo passo nella giusta direzione sarebbe il General Data Protection Regulation (GDPR) europeo. A onor del vero, anche Topol è fermamente convinto che, se usate nel modo giusto, tecnologie d’avanguardia come l’intelligenza artificiale (IA) e l’Internet delle Cose potrebbero migliorare il mondo della sanità.

Un esempio già sperimentato dall’NHS (Sistema Sanitario Nazionale) è l’impiego del riconoscimento vocale per permettere ai medici di prolungare l’interazione e l'ascolto dei pazienti, piuttosto che trascorrere gran parte della visita a inserire dati e recuperare cartelle cliniche sul monitor di un computer. (Resta in dubbio l’inclusività di questa tecnologia, visto che il riconoscimento vocale tende ad essere meno efficace quando a parlare sono donne o persone di colore.19)

Medici liberi di dare la priorità ai casi urgenti e proporre terapie più umane e incentrate sul paziente

Topol sottolinea anche il potenziale delle scansioni diagnostiche basate su IA non tanto per sostituire i medici, ma per permettere loro di dare priorità ai casi urgenti e offrire terapie più umane e incentrate sul paziente – quella che lui stesso definisce “deep medicine”.

“L’obiettivo della deep medicine è restituire tempo,” spiega. “Il dono del tempo deriva dall’efficienza e dalla produttività dell’IA. Si tratta di affidarsi alle macchine per integrare le varie informazioni personali, perché questo aspetto è molto dispendioso in termini di tempo e i dati sono spesso distribuiti tra varie fonti. Si tratta anche di rimettere il controllo dei dati nelle mani dei pazienti e fornire loro gli algoritmi per interpretarli, soprattutto nel caso delle malattie ordinarie e non gravi, il cui trattamento può avvenire in maniera autonoma.

Negli ultimi decenni, molti degli aspetti che dovrebbero costituire l’essenza della medicina sono andati persi

“Esistono molti modi per far sì che quando medici e pazienti si incontrano ci sia davvero spazio per la comunicazione, la fiducia, la compassione, l’empatia. Negli ultimi decenni, molti degli aspetti che dovrebbero costituire l’essenza della medicina sono andati persi,” aggiunge Topol.

Con l’avanzare dei giganti tecnologici nel settore sanitario, vengono a delinearsi due possibili scenari futuri. Nel primo, ciascuno potrà monitorare la propria salute utilizzando app ad attivazione vocale, diagnosticare in modo continuo patologie e e ordinare terapie online per disturbi ordinari. E quando invece servirà una visita vera e propria, grazie all’efficacia dell’IA, il medico potrà dedicare più tempo ed energie al paziente, offrendo una terapia ponderata e umana.

Nello scenario alternativo, le società commercializzeranno in modo spietato i dati dei pazienti senza permesso, inviando ai malati pubblicità brutali e creando assicurazioni sanitarie ad hoc che aumentano i premi per i gruppi a rischio in base ai loro profili genomici. L’intelligenza artificiale (IA) verrà utilizzata non per facilitare la vita dei medici, ma per accelerarne il lavoro, in modo che possano fissare nello stesso giorno il maggior numero di appuntamenti possibile. E invece che essere trattati come persone, i pazienti rimarranno un semplice nominativo su un foglio elettronico.

Quale scenario si concretizzerà dipende dal contributo di tutti: autorità normative, aziende e singoli individui. Ma una cosa è certa: la diffusione della tecnologia nel settore sanitario è appena iniziata. 

Bibliografia:

  1. 'A major milestone for the treatment of eye disease', DeepMind, August 2018
  2. 'Why Google consuming DeepMind Health is scaring privacy experts,’ Wired, November 2018
  3. ‘Medtech and the Internet of Medical Things,’ Deloitte, 2019
  4. ‘Using AI to give doctors a 48-hour head start on life-threatening illness,’ DeepMind blog, July 2019
  5. ‘Google’s sister company creates smart nappies,’ Financial Times, July 2019
  6. ‘Apple Watch can now be used to monitor Parkinson’s symptoms,’ Engadget, June 2018
  7. ‘Investors today prefer companies with fewer physical assets,’ Harvard Business Review, September 2016
  8. ‘Google parent company invests $375 million in Oscar Health,’ CNN, August 2018
  9. ‘Health Stocks fall after Amazon, JPMorgan, Berkshire announce healthcare deal,’ Bloomberg, January 2018
  10. JPMorgan research note on Alibaba Health, March 2019
  11. ‘Ping An Good Doctor blazes trail in developing unstaffed, AI-assisted clinics in China,’ South China Morning Post, November 2018
  12. Eric Topol, Deep Medicine: How artificial intelligence can make healthcare human again (New York: Basic Books, 2019)
  13. ‘A Chinese hospital is betting big on artificial intelligence to treat patients,’ Quartz, April 2018
  14. ‘Facebook sent a doctor on a secret mission to ask hospitals to share patient data,’ CNBC, April 2018
  15. Digital health consumer adoption report 2018, Rock Health
  16. ‘DeepMind touts predictive healthcare AI ‘breakthrough’ on heavily skewed data,’ Techcrunch, July 2019
  17. ‘If AI is going to be the world’s doctor, it needs better textbooks,’ Quartz, September 2018
  18. ‘Theranos, CEO Holmes, and former president Balwani charged with massive fraud,’ SEC statement, March 2018
  19. ‘Voice recognition still has significant race and gender biases,’ Harvard Business Review, May 2019

Related views

Important information

Except where stated as otherwise, the source of all information is Aviva Investors Global Services Limited (AIGSL) as at August 28 2019. Unless stated otherwise, any views and opinions are those of Aviva Investors. They should not be viewed as indicating any guarantee of return from an investment managed by Aviva Investors nor as advice of any nature. Information contained herein has been obtained from sources believed to be reliable, but has not been independently verified by Aviva Investors and is not guaranteed to be accurate. Past performance is not a guide to the future. The value of an investment and any income from it may go down as well as up and the investor may not get back the original amount invested. Nothing in this material, including any references to specific securities, assets classes and financial markets is intended to or should be construed as advice or recommendations of any nature. This material is not a recommendation to sell or purchase any investment.

In the UK & Europe, this material has been prepared and issued by AIGSL, registered in England No.1151805. Registered Office: St. Helen’s, 1 Undershaft, London, EC3P 3DQ. Authorised and regulated in the UK by the Financial Conduct Authority. In France, Aviva Investors France is a portfolio management company approved by the French Authority “Autorité des Marchés Financiers”, under n° GP 97-114, a limited liability company with Board of Directors and Supervisory Board, having a share capital of 17 793 700 euros, whose registered office is located at 14 rue Roquépine, 75008 Paris and registered in the Paris Company Register under n° 335 133 229. In Switzerland, this document is issued by Aviva Investors Schweiz GmbH, authorised by FINMA as a distributor of collective investment schemes.

In Singapore, this material is being circulated by way of an arrangement with Aviva Investors Asia Pte. Limited (AIAPL) for distribution to institutional investors only. Please note that AIAPL does not provide any independent research or analysis in the substance or preparation of this material. Recipients of this material are to contact AIAPL in respect of any matters arising from, or in connection with, this material.  AIAPL, a company incorporated under the laws of Singapore with registration number 200813519W, holds a valid Capital Markets Services Licence to carry out fund management activities issued under the Securities and Futures Act (Singapore Statute Cap. 289) and Asian Exempt Financial Adviser for the purposes of the Financial Advisers Act (Singapore Statute Cap.110). Registered Office: 1 Raffles Quay, #27-13 South Tower, Singapore 048583. In Australia, this material is being circulated by way of an arrangement with Aviva Investors Pacific Pty Ltd (AIPPL) for distribution to wholesale investors only. Please note that AIPPL does not provide any independent research or analysis in the substance or preparation of this material. Recipients of this material are to contact AIPPL in respect of any matters arising from, or in connection with, this material. AIPPL, a company incorporated under the laws of Australia with Australian Business No. 87 153 200 278 and Australian Company No. 153 200 278, holds an Australian Financial Services License (AFSL 411458) issued by the Australian Securities and Investments Commission. Business Address: Level 30, Collins Place, 35 Collins Street, Melbourne, Vic 3000, Australia.

The name “Aviva Investors” as used in this material refers to the global organization of affiliated asset management businesses operating under the Aviva Investors name. Each Aviva investors’ affiliate is a subsidiary of Aviva plc, a publicly- traded multi-national financial services company headquartered in the United Kingdom. Aviva Investors Canada, Inc. (“AIC”) is located in Toronto and is registered with the Ontario Securities Commission (“OSC”) as a Portfolio Manager, an Exempt Market Dealer, and a Commodity Trading Manager. Aviva Investors Americas LLC is a federally registered investment advisor with the U.S. Securities and Exchange Commission. Aviva Investors Americas is also a commodity trading advisor (“CTA”) and commodity pool operator (“CPO”) registered with the Commodity Futures Trading Commission (“CFTC”), and is a member of the National Futures Association (“NFA”).  AIA’s Form ADV Part 2A, which provides background information about the firm and its business practices, is available upon written request to: Compliance Department, 225 West Wacker Drive, Suite 2250, Chicago, IL 60606.