Marte Borhaug analizza i dilemmi etici e le conseguenze indesiderate che possono derivare dal tentativo di fare la cosa giusta.

Tempo di lettura: 6 minuti

Arriva un pacco per posta. La dopamina sale alle stelle: ho grandi aspettative per questa consegna. Dovrebbe essere una fonte di piacere e orgoglio, il risultato di ore e ore di ricerca sulla sostenibilità delle cannucce. So bene che dovrei uscire più spesso, ma vado comunque fiera delle numerosissime informazioni sui fornitori e sui materiali che ho spulciato nelle settimane che hanno preceduto questo momento. Sono sicura di non aver lasciato nulla al caso, ma la mia fiducia è stata malriposta.

Apro il pacco e lo osservo incredula. Con mio grande orrore scopro che le cannucce, che non sono di plastica, sono avvolte...ebbene sì, avete indovinato...nella plastica! E ancora peggio, nonostante mi abbiano assicurato il contrario, scopro che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, attraversando interi continenti prima di arrivare a casa mia. Da sola, la loro impronta di carbonio è paragonabile a quella del cittadino medio di un piccolo stato per un anno intero.

Ogni tanto mi sento come se mi servisse una laurea in filosofia morale

Non sto raccontando questa storia per suscitare compassione. È solo un altro esempio da aggiungere all’infinità di decisioni etiche che ho preso, un altro esempio della complessità che cercare di fare la cosa giusta comporta. Avrei potuto scegliere qualcos’altro, come le sfide che ho dovuto superare per cercare di diventare vegana.

Il mio lavoro mi impone di riflettere a fondo su tali questioni e può risultare estenuante. Ogni tanto mi sento come se mi servisse una laurea in filosofia morale, o almeno un valido manuale, per essere sicura di comportarmi nel modo giusto. Ma dovrebbero essere proprio questi dilemmi etici a fornire solide basi per la nostra condotta professionale, e non dovremmo discostarci troppo da loro. Passare in rassegna i nostri valori personali sulla porta dell’ufficio non avrà mai conseguenze positive. Se lo facciamo, entreranno in gioco questioni ben più profonde: dovremmo seriamente chiederci se abbiamo individuato l'accoppiata vincente.

Meandri della disinformazione, sovraccarico cognitivo e conseguenze indesiderate

Parte del problema consiste nel fatto che fino a oggi non ci siamo mai trovati a dover valutare le conseguenze delle nostre azioni in quanto specie, dal momento che non siamo mai stati così tanti. Se il primo milione di umani avesse inventato la plastica, non avrebbe dovuto far fronte alle stesse conseguenze a cui devono far fronte 7,7 miliardi di persone.1 Tutto ciò che facciamo oggi può andare a sommarsi al nostro impatto, e per questo dobbiamo pensare bene alle nostre scelte. Sebbene in teoria disponiamo delle informazioni e dei dati giusti che possano aiutarci a fare scelte consapevoli, troppo spesso la nostra visuale viene ostruita da infinite distrazioni irrilevanti e inopportune..

La nostra visuale viene ostruita da infinite distrazioni irrilevanti e inopportune

Questa è una delle sfide poste dal vivere in un mondo complesso. Non appena ci concentriamo un po’ di più, sembra che quasi tutto ciò che facciamo per ridurre il nostro impatto comporti una serie di conseguenze indesiderate. Entra in gioco la combinazione di due forze: alcune delle nostre azioni possono comportare danni involontari, mentre in altri casi si tratta di scegliere tra due cose (o tra il minore di due mali), come ad esempio carne contro avocado.

Quando si parla di ambiente, preoccuparsi del cambiamento climatico nel suo insieme potrebbe farci perdere di vista gli effetti più vicini o di portata inferiore, come ad esempio la perdita della fauna locale, che si sta verificando indipendentemente dal cambiamento climatico, e che sul lungo termine potrebbe devastare i nostri ecosistemi, stando a quanto sostiene animatamente Jonathan Franzen in questo articolo del New Yorker2.

Non si tratta esclusivamente di una battaglia personale. Se vogliamo soffermarci sul tema della plastica, attualmente le aziende devono garantire che la filiera delle cannucce di carta sia a sua volta sostenibile, e che vi siano infrastrutture adeguate per procedere al relativo riciclo. La battaglia per eliminare le cannucce di plastica è ormai emblematica dei nostri timori rispetto ai danni ambientali, sebbene degli articoli pubblicati di recente su Wired3 e The Atlantic4 dimostrino che tale mossa debba essere esaminata con attenzione.

Vi è sempre stata una delicata interazione tra produttori e consumatori

Vi è sempre stata una delicata interazione tra produttori e consumatori. In sostanza, i primi sono sottomessi ai secondi, in quanto possiamo votare con i nostri portafogli e rendere noti i nostri sentimenti attraverso i bilanci aziendali. Tutti noi dobbiamo assumerci maggiori responsabilità, e senza dubbio la tecnologia ci fornirà alcuni strumenti utili, come ad esempio CoGo, un’app che ci aiuta a scegliere società, bar e ristoranti che rispettino i nostri valori.

Alla ricerca dei vantaggi etici

Su più vasta scala, Kenneth Rogoff si è di recente rammaricato per la decisione della Banca mondiale di interrompere i finanziamenti destinati a nuove centrali a combustibili fossili, tra cui il gas naturale.5 Il problema, anche per le economie emergenti che effettuano ingenti investimenti nelle energie rinnovabili, è che eliminare contemporaneamente tutti i combustibili fossili non consentirà loro di far fronte al crescente consumo di energia. Tagliare i finanziamenti agli impianti a carbone e a gas contribuirebbe alla riduzione delle emissioni di gas serra a livello globale, ma potrebbe limitare la crescita economica di molti paesi e influire sul benessere di milioni di persone.

Tagliare i finanziamenti destinati a gas e carbone potrebbe influire sul benessere di milioni di persone

La questione è: la “E” (Environmental, ovvero l'ambiente) di ESG dovrebbe avere più valore della “S” (Social, ovvero la società)? Anche se la risposta è sì, perché i mercati sviluppati dovrebbero pagare per aver saccheggiato in passato le preziose risorse del pianeta? Anche la questione apparentemente più semplice potrebbe essere ricca di complessità etica.

Infatti, il bilanciamento di sviluppo economico e creazione di posti di lavoro con la tutela dell’ambiente è una delle questioni che di recente hanno interessato da vicino la nostra azienda. Abbiamo valutato la possibilità di concedere un prestito a una delle principali imprese a partecipazione statale della Costa d'Avorio al fine di finanziare alcune migliorie relative a una raffineria di petrolio. Apparentemente, concedere un prestito a un paese che presenta un elevato livello di corruzione, per finanziare combustibili fossili per giunta, potrebbe apparire folle. Ma procedendo a un'attenta analisi, abbiamo deciso di erogare il prestito.

In primo luogo vi erano delle solide garanzie, e la Costa d’Avorio ha fatto grandi passi avanti nella lotta alla corruzione. In secondo luogo, la raffineria esisteva già, e le migliorie avrebbero contribuito a ridurre la relativa impronta di carbonio. Ma soprattutto il progetto avrebbe creato posti di lavoro locali, e questo era uno degli aspetti chiave del Piano di Sviluppo Nazionale della Costa d’Avorio, volto allo sviluppo dell’economia nazionale e alla riduzione del ricorso all’importazione di energia. Per tali ragioni si allinea alla perfezione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.6

La politica monetaria ha contribuito alla disparità di reddito

I rendimenti economici sono un altro esempio. A seguito della crisi finanziaria globale, le banche centrali dei paesi sviluppati hanno mantenuto i tassi d’interesse bassi nel tentativo di sostenere occupazione e crescita. Tuttavia, mentre una politica monetaria accomodante ci ha consentito di evitare una seconda Grande Depressione, una conseguenza indesiderata è che la stessa ha contribuito in modo significativo alla disparità di reddito, comportando un aumento dei prezzi dei beni (a vantaggio dei più ricchi), mentre i salari sono rimasti invariati.

I salari dei CEO, fonte di profonda costernazione tra gli azionisti e nella comunità dell’investimento responsabile, rappresentano un'ulteriore conseguenza indesiderata. La maggiore trasparenza sulla retribuzione dei dirigenti si è rivelata controproducente. I confronti tra i pacchetti retributivi dei CEO hanno comportato per anni un aumento delle retribuzioni dei dirigenti, in quanto i CEO hanno sfruttato la concorrenza per attrarre talenti.7

Quando si va oltre l’apparenza, alcune nozioni “facili facili” vengono messe in discussione.

Mai arrendersi: lezioni da Thunberg, Pareto e Keynes

Spaventosamente, alcuni studi dimostrano che utilizzare prodotti “verdi” spinge le persone ad adottare un numero inferiore di atteggiamenti altruistici in altri ambiti.8 Si tratta dell’equivalente morale di uscire a correre per poi mangiare una vaschetta di gelato. E, consapevolmente o meno, le implicazioni dei nostri comportamenti collettivi sulla società sono enormi.

Si tratta dell’equivalente morale di uscire a correre per poi mangiare una vaschetta di gelato

Altre statistiche sono a loro volta scoraggianti. Anche se smettessimo di emettere gas serra oggi, gli oceani continuerebbero a riscaldarsi e ad aumentare di livello per anni.9 Al contempo, l’energia che stiamo riversando nell'atmosfera terrestre al di sopra di quella che la stessa è in grado di irradiare verso lo spazio è pari a 400.000 bombe atomiche di Hiroshima al giorno, ogni giorno dell’anno.10 Se tutto ciò che facciamo può in qualche modo ritorcersi contro di noi, è ancor più difficile far ribaltare la situazione.

Ma non dobbiamo arrenderci. Proprio perché queste statistiche sono così allarmanti, anche la più insignificante delle nostre decisioni diventa ancor più significativa. Dobbiamo lottare contro la paralisi che va di pari passo con la sensazione di essere sopraffatti.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite includono già un progetto rincuorante. Questi obiettivi sono stati accuratamente pensati per andare a beneficio di tutti i partecipanti, e per sostenere in egual modo sia il pianeta che i suoi abitanti.

Secondo la mia esperienza, solitamente i problemi insorgono nel momento in cui governi, aziende e investitori pensano che le cose siano semplici e che possano essere risolte singolarmente; ad esempio, affrontare esclusivamente il problema dei rifiuti in plastica, tassare soltanto zucchero e affini, anziché ragionare su tali temi in un contesto più ampio. In un mondo ossessionato dalla specializzazione, abbiamo bisogno di pensatori astuti. Come sostiene David Epstein in Finding range: an interview with David Epstein, abbiamo bisogno di persone che siano in grado di prendere in considerazione il quadro generale, il modo in cui le cose sono correlate e si connettono tra loro. Pensiero progettuale e sistemi possono venirci in aiuto. Ad esempio, sotto la guida di Jacinda Ardern i ministri neozelandesi hanno dovuto dimostrare in che modo le relative iniziative finanziarie avrebbero rispettato le priorità del governo in termini di benessere, vale a dire che tutte le parti del governo hanno dovuto collaborare più strettamente.11 Abbiamo bisogno di più iniziative come questa.

Essere responsabili non dovrebbe mai consistere nel creare una camicia di forza etica

Essere responsabili (sia nella vita che negli investimenti) non dovrebbe mai consistere nel creare una camicia di forza etica, sebbene vi siano alcune linee guida e regole pratiche che possono aiutare tutti noi.

Innanzitutto, tutti possiamo fare la differenza. Qualora ci fosse bisogno di ricordare che le nostre azioni individuali contano qualcosa, l’esempio fornito da Greta Thunberg rispetto al cambiamento climatico ne è una prova significativa.

In secondo luogo, sfruttiamo il Principio di Pareto. Pareto ci ha insegnato che il 20 percento dei nostri sforzi rappresenta l’80 percento dei nostri risultati, o del nostro impatto. Insieme ai nostri valori fondamentali, questo principio dovrebbe guidare il nostro comportamento e il modo in cui impieghiamo il nostro tempo. Possiamo identificare le aree che avranno un maggiore effetto e concentrare lì la nostra attenzione. In questo modo i problemi insormontabili lo saranno meno. Analogamente, scomporre le sfide, come accade per i sette cunei di stabilizzazione rispetto al cambiamento climatico, può contribuire a far sembrare l’impossibile più gestibile.

Terzo, “È meglio avere più o meno ragione adesso, che avere perfettamente ragione quando sarà troppo tardi”. Servendosi di una famosa citazione di John Maynard Keynes, Sarah Breeden della Banca d’Inghilterra ha evidenziato adeguatamente i pericoli legati a un’eccessiva concentrazione sui dettagli più insignificanti.12

La complessità della sostenibilità non è insormontabile. Sviluppando diverse strategie per affrontare il problema, e nonostante alcuni intoppi inevitabili e indesiderati come la mia gaffe con le cannucce di plastica, dovremmo tenere a mente che pur non potendo essere perfetti, possiamo in ogni caso essere migliori.

Informazioni importanti

Salvo indicato diversamente, la fonte delle informazioni riportate è Aviva Investors Global Services Limited (Aviva Investors) aggiornata a ottobre 2019. Salvo diversa precisazione, tutte le opinioni e i pareri appartengono ad Aviva Investors. Le suddette opinioni e pareri non vanno considerati come garanzia dei rendimenti generati dagli investimenti gestiti da Aviva Investors, né come una consulenza di qualsiasi tipo. Le informazioni qui riportate provengono da fonti ritenute affidabili ma non sono state oggetto di verifica da parte di Aviva Investors, che non ne garantisce l'esattezza. La performance passata non è indicativa dei risultati futuri. Il valore degli investimenti e dei rendimenti da essi generati può aumentare come diminuire e gli investitori potrebbero non recuperare l’intero importo investito. Nulla nella presente pubblicazione, compresi gli eventuali riferimenti a specifici titoli, tipologie d’investimento e mercati finanziari, intende essere un suggerimento o una raccomandazione di qualsiasi tipo e non dev’essere interpretato come tale. La presente pubblicazione non è una raccomandazione di acquistare o vendere qualsivoglia investimento. Nel Regno Unito e in Europa la presente pubblicazione è stata redatta e diffusa da Aviva Investors Global Services Limited, registrata in Inghilterra con il numero 1151805. Sede legale: St. Helen's, 1 Undershaft, Londra EC3P 3DQ. Autorizzata e disciplinata nel Regno Unito dalla Financial Conduct Authority. Il nostro recapito è: Aviva Investors Global Services Limited, St. Helen’s, 1 Undershaft, Londra EC3P 3DQ. Le telefonate ad Aviva Investors possono essere registrate a fini di formazione o monitoraggio.

A Singapore la presente pubblicazione è distribuita unicamente a investitori istituzionali nell’ambito di un accordo con Aviva Investors Asia Pte. Limited. Si prega di notare che Aviva Investors Asia Pte. Limited non fornisce ricerche o analisi indipendenti sui contenuti o sulla redazione della presente pubblicazione. Per qualsiasi problematica derivante dalla presente pubblicazione o a essa correlata, i destinatari sono pregati di rivolgersi ad Aviva Investors Asia Pte. Limited. Aviva Investors Asia Pte. Limited società di diritto di Singapore con n. di iscrizione 200813519W, è titolare di una Licenza per servizi sui mercati dei capitali valida per svolgere attività di gestione di fondi ai sensi del Securities and Futures Act (Singapore Statute Cap. 289) ed è un Consulente finanziario asiatico esente ai sensi del Financial Advisers Act (Singapore Statute Cap.110). Sede legale: 1 Raffles Quay, #27-13 South Tower, Singapore 048583. In Australia la presente pubblicazione è distribuita unicamente a investitori all’ingrosso nell’ambito di un accordo con Aviva Investors Pacific Pty Ltd. Si prega di notare che Aviva Investors Pacific Pty Ltd non fornisce ricerche o analisi indipendenti sui contenuti o sulla redazione della presente pubblicazione. Per qualsiasi problematica derivante dalla presente pubblicazione o a essa correlata, i destinatari sono pregati di rivolgersi ad Aviva Investors Pacific Pty Ltd. Aviva Investors Pacific Pty Ltd è una società di diritto australiano, titolare dell’Australian Business Number 87 153 200 278, dell’Australian Company Number 153 200 278 e dell’Australian Financial Services License (AFSL 411458) rilasciata dalla Australian Securities and Investments Commission. Sede operativa: Level 30, Collins Place, 35 Collins Street, Melbourne, Vic 3000 (Australia).

Il nome “Aviva Investors” usato in questa presentazione si riferisce alla rete internazionale di società affiliate di gestioni patrimoniali operanti con la denominazione di Aviva Investors. Ogni consociata di Aviva Investors è una controllata di Aviva plc, società finanziaria multinazionale quotata con sede nel Regno Unito. Aviva Investors Canada, Inc. (“AIC”) ha sede a Toronto ed è registrata presso la Ontario Securities Commission ("OSC") come Gestore di portafogli, Intermediario di mercato esente e Gestore di trading su materie prime. Aviva Investors Americas LLC è accreditata a livello federale come consulente per gli investimenti presso la U.S. Securities and Exchange Commission. Aviva Investors Americas è anche consulente di trading su materie prime ("CTA") e operatore di pool di materie prime ("CPO") registrato presso la Commodity Futures Trading Commission ("CFTC") ed è un membro della National Futures Association ("NFA"). Il Modulo ADV Parte 2A di AIA, con informazioni generali sull'azienda e sulle sue politiche, può essere richiesto a: Compliance Department, 225 West Wacker Drive, Suite 2250, Chicago, IL 60606.

Opinioni correlate