AIQ: la crisi climatica

Cambiamento climatico

Dalla negazione alla crisi

A oltre 40 anni da quando uno scienziato della NASA ha espresso al Congresso degli Stati Uniti le preoccupazioni circa le attività umane che interferiscono sul clima, gli esperti stanno lanciando l’allarme per un’imminente catastrofe climatica e il settore finanziario è alle prese con le relative conseguenze.

A oltre 40 anni da quando uno scienziato della NASA ha espresso al Congresso degli Stati Uniti le preoccupazioni circa le attività umane che interferiscono sul clima, gli esperti stanno lanciando l’allarme per un’imminente catastrofe climatica e il settore finanziario è alle prese con le relative conseguenze.

Provate a immaginare l'energia rilasciata dalla detonazione di 15.000 tonnellate di TNT: è questa la dimensione dell'esplosione della bomba atomica sganciata su Hiroshima nel 1945. Moltiplicatela per 400.000 volte e otterrete la misura dello squilibrio energetico globale quotidiano che causa il riscaldamento globale e rischia di provocare una catastrofe ambientale.1

“La prova che il clima sta cambiando è schiacciante”, afferma il prof. Richard Tol della Università of Sussex, ex membro dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) e vincitore ex aequo del Premio Nobel per la pace per i contributi alla conoscenza sul riscaldamento globale. “E anche la prova che gli esseri umani sono una delle maggiori cause, se non la principale, è schiacciante”.

Il ritmo del cambiamento è spaventoso. Sebbene la terra abbia attraversato fasi di riscaldamento e raffreddamento nel corso dei millenni, la temperatura atmosferica sta aumentando a una velocità circa dieci volte superiore rispetto al passato, troppo in fretta per consentire agli animali e alle piante di adattarsi.2 E i processi innescati non si sono ancora conclusi, perché gran parte della superficie terrestre è coperta dall'acqua.

“La maggior parte del calore che stiamo immettendo nell'atmosfera scompare infatti nell'oceano”, spiega Tol. “In sostanza, quello che stiamo facendo è riscaldare l'oceano molto, molto lentamente. Abbiamo messo in moto qualcosa che dovremo impiegare almeno un millennio per elaborare”.

Affrontare un mondo più caldo e volatile

Con più energia nell'atmosfera, i modelli di circolazione stanno cambiando, portando un clima più caldo e più asciutto in alcuni luoghi, ma piogge più estreme ed inondazioni in altri. Gli eventi di temperatura estrema sono diventati circa 20 volte più probabili dal 19503, con un alcuni nuovi record toccati nell'ultimo decennio.

Grafico 1: Hotting up: Levels of atmospheric carbon dioxide

Fonte: NOAA NCDC Paleoclimatology Program, 2008, cited by Professor Chris Budd in The Mathematics of Climate Change, 2019. NOAA, reported in EarthSky, 17 giugno 2019
Fonte: NOAA NCDC Paleoclimatology Program, 2008, cited by Professor Chris Budd in The Mathematics of Climate Change, 2019. NOAA, reported in EarthSky, 17 giugno 2019

Tutto questo potrebbe avere conseguenze importanti. In primo luogo, ampie aree del globo potrebbero diventare così inospitali da provocare un danneggiamento degli ecosistemi umani. Rick Stathers è responsible investment analyst e climate change specialist di Aviva Investors.

“Pensate ai recenti gruppi di migranti in fuga dalla Siria verso l'Europa o alle colonne di migranti centroamericani dirette verso gli Stati Uniti di cui il presidente Trump ha tanto parlato. La siccità non è certamente l'unico fattore, ma ha svolto un ruolo”, afferma.

In secondo luogo, le pianure alluvionali e le aree costiere potrebbero essere minacciate se gli eventi meteorologici estremi diventassero più frequenti e il livello del mare continuasse a salire. Le aree vulnerabili includono quelle che ospitano alcune delle grandi metropoli mondiali: vaste agglomerazioni, ciascuna popolata da più di dieci milioni di persone. Le zone più basse di Cina, India, Giappone, Indonesia, Bangladesh e Stati Uniti sono tutte ad alto rischio, con popolazioni concentrate che vivono all’incirca ai livelli del mare di oggi.5

Molte aree dell'attività economica potrebbero infatti dover essere completamente ripensate; l'IPCC ha chiesto “cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società”.6

Questa è un’emergenza…

Un aspetto inquietante è che i più poveri sono più vulnerabili nei periodi di sconvolgimento ambientale. L'Institute of Public Policy Research (IPPR) del Regno Unito ha dichiarato: “Questa è un’emergenza”, una crisi che il dibattito politico tradizionale non è stato in grado di affrontare.7 Il linguaggio usato dall'IPPR segna un cambiamento di passo nel dibattito sul clima, dove un tempo le discussioni erano attentamente formulate e infiocchettate da precisazioni.

Per alcuni, l’unica soluzione è un mondo meno focalizzato sulla crescita, dove le aspirazioni sono modeste e dove l’eccesso di consumo è condannato. La strada da percorrere è “dal basso verso l'alto”, dove miliardi di persone apportano modifiche su piccola scala, mangiano cibo prodotto localmente per ridurre il consumo energetico non necessario, isolando gli edifici per prevenire la perdita di calore e riciclando rifiuti?

La risposta alternativa sarebbe fortemente dall’alto verso il basso, attraverso controlli sui prezzi o sulle quantità imposti dallo stato, come quote o tasse sul carbonio, per internalizzare le esternalità (si veda “Sticking it to carbon: the pros and cons of taxing emissions” (“Ancorati” al carbone: i vantaggi e gli svantaggi delle imposte sulle emissioni)).

“L'introduzione del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (European Emissions Trading Scheme, ETS) ha portato a un aumento del 30% delle richieste di brevetti ecologici da parte delle aziende colpite dalle misure politiche”, sottolinea il vice professore associato Antoine Dechezleprêtre del Grantham Institute of Climate Change and the Environment di Londra. “La politica riguarda l’Unione Europea e ha un impatto solo su determinati settori industriali. Non c’è incertezza sul suo futuro; l’unica incertezza è il prezzo del carbonio. All'inizio era di circa 30 euro a tonnellata, e questo ha portato a molte innovazioni. Poi è sceso a 5-10 euro a tonnellata, e i depositi di brevetti sono diminuiti perché a quel livello le aziende non percepiscono il rischio. Ma questo dimostra che gli incentivi economici funzionano”.

Dove sono state introdotte le carbon tax, la maggior parte dei governi si è collocata ben al di sotto dello scenario di “severa mitigazione” definito nell'accordo di Parigi, inteso a limitare le temperature al di sotto di due gradi Celsius al di sopra dei livelli pre-industriali.

Con una prospettiva piuttosto opaca, alcuni sperano che emergeranno nuove tecnologie mirate a invertire o contrastare l’impatto dell’accumulo di gas effetto serra. Sono in atto dibattiti sulla geoingegneria – interventi intenzionali e su larga scala sui sistemi naturali per contrastare il cambiamento climatico - che vanno dall'uso di riflettori spaziali per bloccare l'energia solare in ingresso8 alla compressione e iniezione di CO2 nel sottosuolo. 

Cosa accadrà dopo?

Nel frattempo, gli accademici stanno studiando i processi che dettano il clima per migliorare le informazioni su ciò che potrebbe accadere in futuro. Negli ultimi quattro decenni, vi è stato un enorme sviluppo dei modelli e delle variabili presi in considerazione, come illustrato nel Grafico 2.

Grafico 2: Thinking connectedly: climate modelling

Fonte: Moss et al. 2013, cited by Budd in The Mathematics of Climate Change
Fonte: Moss et al. 2013, cited by Budd in The Mathematics of Climate Change

“Il clima è molto complesso”, afferma il Prof. Chris Budd, matematico della University of Bath, il cui interesse nell'uso di equazioni differenziali parziali per la risoluzione dei problemi lo ha portato a immergersi nelle attività del Met Office.9 “È difficile ottenere dati validi, soprattutto degli stati di partenza. Le equazioni per il clima sono difficili da risolvere e possono avere molteplici soluzioni. Il comportamento caotico è sempre presente e può essere difficile distinguere gli effetti naturali dall'intervento umano”. Tuttavia stiamo facendo progressi, utilizzando supercomputer che eseguono circa 14.000.000 di miliardi di operazioni aritmetiche al secondo.

Se si abbina questa mega-incognita alle possibili variazioni climatiche e alle differenze della modalità di funzionamento dei singoli modelli climatici, si può comprendere perché la gamma di risultati potenziali è enorme (si veda il Grafico 3).

Grafico 3: What do we know? Uncertainty in mean temperature projections

GCM: General Circulation Model. Fonte: Sources of uncertainty in CMIP5 projections, Ed Hawkins, 2013
GCM: General Circulation Model. Fonte: Sources of uncertainty in CMIP5 projections, Ed Hawkins, 2013

Il gioco dello scaricabarile: fatalità o intervento umano?

Alla luce di ciò che sappiamo al momento, è possibile attribuire all’intervento umano la colpa delle condizioni climatiche più estreme e delle conseguenti perdite? La risposta dei modellatori climatici – nei paesi in cui i ricercatori hanno esaminato le attribuzioni sia a livello di paese che di azienda – è un sì con riserva.

“Quando abbiamo eseguito lo studio considerando diversi paesi, abbiamo potuto utilizzare tutti i dati sulle emissioni dall'inizio della rivoluzione industriale”, spiega il Dr. Friederike Otto dell'Environmental Change Institute della Oxford University. “Si potrebbe tuttavia controbattere che a quell’epoca gli uomini non erano realmente a conoscenza del cambiamento climatico. Ne sono dunque realmente responsabili? Allora si potrebbero considerare le emissioni solo dal 1990, quando è stato pubblicato il primo rapporto dell’IPCC. In questo modo si otterrà naturalmente un numero diverso e vi è una grande differenza tra i due risultati. Scientificamente si possono seguire entrambi i procedimenti, ed entrambi hanno senso, ma qual è quello che si potrebbe desiderare di usare in tribunale, ad esempio, o per qualsiasi altro scopo?”.

Adattarsi alla transizione

Questi cambiamenti implicano un lavoro dettagliato da parte degli istituti finanziari in relazione al Valore a rischio (Value-at-Risk), cercando di capire cosa implicherà la trasformazione dell’ambiente. In che modo gli asset potrebbero essere colpiti e in che modo le azioni degli istituti potrebbero influenzare le altre?

“Alcuni investitori stanno già confrontando il settore del petrolio e del gas con la situazione del tabacco”, afferma Frédérique Nakache, European equity portfolio manager di Aviva Investors, secondo cui tuttavia escludere queste aziende dai portafogli di investimento – come alcuni hanno fatto – potrebbe essere una soluzione troppo semplicistica. “A mio avviso, il settore svolgerà un ruolo fondamentale nella transizione energetica, poiché porterà conoscenza e risorse in settori chiave, tra cui il passaggio dal carbone termico al gas, e dall'energia convenzionale alle energie rinnovabili e alla plastica biologica”.

“L'Esclusione dei combustibili fossili non farà la differenza che ci si potrebbe aspettare”, afferma Jaime Ramos Martin, global equities portfolio manager di Aviva Investors, “Anche in altre aree dell’economia l'intensità del carbonio è piuttosto elevata”. che raccomanda piuttosto un approccio che faccia “molto, molto di più” dell'esclusione, focalizzandosi su aziende che offrono soluzioni per ridurre le emissioni di carbonio o aiutando altre parti dell'economia ad adeguarsi.

Un margine di speranza

Il cambiamento climatico sembra il proverbiale elefante nella stanza: qualcosa di cui tutti sono consapevoli, ma che nessuno è riuscito ad affrontare. Oltre che a causa dei negazionisti, ha sofferto anche della mentalità di chi guarda dalla finestra: perché agire quando si spera che altri agiranno per voi? Ma poiché le prove si basano su quanto possa essere doloroso, o addirittura impossibile, il “business as usual”, non possono essere ignorate.

Ora c'è un senso di emergenza, con l’utilizzo di modelli complessi per analizzare a fondo le questioni relative all'azione umana e alla causalità, nonché per creare una mappatura dettagliata e tenere traccia dei rischi in vari scenari. Anche le opportunità di riformulare i meccanismi interni dell’economia, di creare un mondo in cui sia possibile raggiungere la crescita con un impatto ambientale più leggero, sono enormi.

AIQ ha soddisfatto in anticipo l'esigenza di pensare in modo più intelligente al ruolo delle istituzioni pubbliche e private nell'affrontare le grandi sfide sociali e ambientali. E anche se sappiamo che i mercati possono fallire (il cambiamento climatico è forse l’esempio più grave), se guidati nella giusta direzione, il potere creativo dei mercati è a dir poco sbalorditivo. Abbinando questo concetto a una comprensione più profonda della psicologia del comportamento umano, nonché a una raccolta di dati più trasparente e a un sistema efficace di generazione di dati, c’è ancora un margine di speranza.

“Non fraintendete, questo è indubbiamente il problema più grande che dobbiamo affrontare in questo secolo”, afferma Steve Waygood, chief responsible investment officer di Aviva Investors. “Tutta la nostra società è a rischio ed è solo sfruttando i poteri del capitalismo che abbiamo una possibilità di lotta”.

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