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Realtà virtuale

Come il COVID-19 sta ridisegnando il mondo del lavoro

Se da un lato la pandemia da coronavirus ha sconvolto le nostre condizioni di vita, dall’altro offre alle aziende e ai responsabili politici l’opportunità di reinventare il mondo del lavoro. Il futuro è pieno di possibilità, ma non di risposte facili.

La pandemia di COVID-19 ha cambiato il mondo in vari modi, in particolare per quanto riguarda le dinamiche della domanda e dell’offerta di lavoro.

Alcune delle tendenze osservate nell’ultimo anno, come l’aumento dell’automazione, del cloud computing e dell’intelligenza artificiale, erano già in corso prima della comparsa del coronavirus. Tuttavia, è probabile che il coronavirus acceleri la velocità di adozione di questi nuovi strumenti tecnologici. Come ha recentemente dichiarato Satya Nadella, CEO di Microsoft, nella teleconferenza sugli utili trimestrali: “Abbiamo assistito a due anni di trasformazione digitale concentrati in due mesi”.1

In questo articolo, esamineremo le tendenze della forza lavoro accelerate dalla pandemia e come queste probabilmente cambieranno radicalmente il modo in cui le aziende, i team e i singoli definiscono i loro ruoli.

Il futuro dell’occupazione

Nella prima metà del 2020, la disoccupazione è aumentata vertiginosamente in tutto il mondo, colpendo in modo particolarmente significativo i lavoratori nella scala socioeconomica più bassa e quelli nelle economie in via di sviluppo.

Secondo il rapporto The Future of Jobs Report 2020 del Forum economico mondiale (WEF), circa il 60% dei dipendenti in mercati sviluppati come gli Stati Uniti e la Svizzera non può lavorare completamente da remoto. Nei paesi emergenti come Brasile, Messico e Bangladesh, la percentuale è ancora più elevata, pari all’80% o più (cfr. Figura 1).2

Figura 1: Quota di lavoratori non in grado di lavorare da remoto, per PIL pro capite 
Share of workers unable to work from home, by per capita GDP
Fonte: Forum economico mondiale, 20 ottobre 2020

Secondo il rapporto del WEF, l’industria dei servizi alimentari e delle strutture ricettive è stata tra le più colpite, con circa il 47% di lavoratori non in grado di lavorare da remoto e un susseguente rischio più elevato di disoccupazione durante i lockdown.

Nel frattempo, la crisi potrebbe colpire anche aziende di altri settori poiché le pratiche tradizionalmente adottate non sono più adatte allo scopo attuale. Ciò che resta dell’era industriale, come lo stretto monitoraggio dei dipendenti durante l’orario lavorativo, un metodo originariamente utilizzato nelle fabbriche per misurare la produttività, non è così rilevante nell’economia della conoscenza odierna.

Alcuni dirigenti hanno dovuto confrontarsi con la pandemia per capire che “ambienti diversi sono adatti a tipi di lavoro diversi”, afferma Jonathan Bayfield, Head of UK real estate research presso Aviva Investors. Le vecchie abitudini sono messe fortemente alla prova e costringono le aziende a rivalutare le loro pratiche lavorative.    

Virtualmente presenti

Chris Shipley, co-autore di The Adaptation Advantage: Let Go, Learn Fast, and Thrive in the Future of Work, ritiene che “senza dubbio nulla tornerà come era in passato”.

Mentre alcuni parlano di “nuova normalità”, Shipley incoraggia le aziende a gestire “la normalità attuale” (la cosiddetta “the now normal”). Le aziende dovranno adeguarsi al mutare delle circostanze invece di aspettare che le incertezze si risolvano da sole.

L’impatto del lavoro da remoto sulla produttività non è ancora chiaro, ma i primi dati suggeriscono un miglioramento in determinate condizioni. Secondo una ricerca di McKinsey, le aziende che adottano processi innovativi per ampliare il lavoro da remoto potrebbero essere in grado di ridurre i costi, aumentare l’efficienza e accedere a un più ampio pool di talenti grazie alla riduzione dei vincoli geografici.3

Kevin Gaydos, Co-head of credit research presso Aviva Investors, si aspetta che la maggior parte della forza lavoro ritornerà nell’ambiente operativo esistente prima dell’epidemia di coronavirus.

Anche se i manager di alcuni settori hanno scoperto che i dipendenti possono lavorare da casa ed essere comunque produttivi, Gaydos afferma che il ruolo del luogo di lavoro come fulcro per “creare culture, connettersi attraverso interazioni interpersonali, consentire la collaborazione eccetera” rimarrà al centro della scena.

È possibile mantenere la produttività?

La questione è se sia possibile mantenere incrementi della produttività anche in condizioni di lavoro diverse e più flessibili. L’innovazione, uno degli ingredienti chiave del successo per le aziende dell’economia della conoscenza, potrebbe risentire di uno scenario di lavoro da remoto, con una conseguente riduzione della produttività. Le interazioni spontanee che si verificano quando i dipendenti si riuniscono per condividere idee, analizzarle e discuterne di nuove sono difficili da replicare online.

Ma le conseguenze del COVID-19 hanno anche aperto la strada a nuove possibilità. Giles Parkinson, Global equity portfolio manager di Aviva Investors, prevede un modello ibrido che combini un uso più efficiente della tecnologia insieme a una collaborazione di persona ponderata e attenta.

Almeno nei settori in cui le persone possono lavorare da casa, i team possono decidere di riunirsi in ufficio per due o tre giorni alla settimana invece di recarsi in ufficio secondo il modello tradizionale che presuppone cinque giorni alla settimana. Se ciò non dovesse essere possibile, possono decidere di riunirsi per una settimana ogni trimestre o per alcune settimane all’anno, a seconda delle preferenze del team e dei requisiti dei singoli progetti. Il punto è: gli individui, i team e le aziende avrebbero più autonomia nel modo in cui scelgono di lavorare.

Secondo Parkinson, le aziende in grado di reinventare il modo in cui i team possono collaborare in modo più efficiente avranno maggiori probabilità in futuro di ottenere prestazioni superiori rispetto alle loro pari. Fondamentalmente, usciranno da questa crisi come aziende più forti in una posizione più competitiva, perché si sono adattate alle circostanze per diventare più resilienti.

Forse, a beneficiare maggiormente da questa tendenza sono i titoli azionari legati alla tecnologia che aiutano a digitalizzare la forza lavoro. Zoom è stato l’emblema delle aziende software che consentono di mettere in collegamento i dipendenti da remoto, ma anche altre aziende come Microsoft hanno ottenuto notevoli risultati. Nadella, il CEO della società, ad esempio, ha annunciato in una teleconferenza sugli utili tenutasi a ottobre 2020 che l’utilizzo della piattaforma Teams è aumentato di oltre il 50% nei sei mesi precedenti, per un totale di 115 milioni di utenti attivi al giorno.4

Secondo Deloitte, nei primi otto mesi del 2020 sono stati rilasciati almeno 100 prodotti dedicati alla collaborazione digitale da remoto.5 Questi strumenti di collaborazione tecnologica coinvolgono ambiti al di fuori di quello dell’ufficio, come ad esempio notiamo nei settori come la medicina, l’istruzione e persino l’intrattenimento.

La situazione attuale

Se le tendenze della forza lavoro si stanno spostando online, anche lo spazio degli uffici deve evolversi. Green Street, società di ricerca e consulenza, ritiene che il passaggio al lavoro da remoto potrebbe ridurre la richiesta di uffici nel lungo periodo, dando ai locatari più potere negoziale.

Anche le preferenze stanno cambiando. Gli uffici del futuro potrebbero avere una struttura meno rigida, con maggiori possibilità per scambi spontanei. Potrebbe essere necessario mettere a disposizione dei lavoratori remoti strutture per riunioni in luoghi satellite intorno a un hub principale. L’ambiente di lavoro dovrebbe anche sforzarsi di facilitare il mantenimento dei dipendenti, che si aspetteranno di avere a disposizione una serie di servizi in sede.

La fornitura di servizi diventerà sempre più un elemento chiave nella progettazione di edifici nella fase iniziale del processo di sviluppo; i risultati di questo processo possono includere centri benessere, servizi di concierge, catering e tecnologia differenziata.

Secondo Green Street, l’età e la qualità degli edifici diverranno un indicatore più importante delle aspettative future di rendimento.6 Un portafoglio con più uffici ultramoderni, ad esempio, potrebbe attirare più domanda e richiedere al contempo meno spese in conto capitale.

Anche gli edifici commerciali in centro città sono importanti, per ragioni completamente diverse. Sostengono l’economia locale (ristoranti, bar, negozi al dettaglio e altre aziende), al punto che molti governi (compreso il Regno Unito) avevano iniziato a spingere le persone a tornare in ufficio nel 2020 prima che una recrudescenza dei casi di coronavirus ostacolasse i loro sforzi.7

La City of London Corporation, che governa la City, ha recentemente delineato dei piani per infondere maggiore vitalità in un’area tradizionalmente dominata dagli uffici, che non dispone della gamma di servizi disponibili altrove per attirare i visitatori. I funzionari stanno puntando su un ventaglio più diversificato di locatari, con l’obiettivo di ottenere un quinto di nuovi clienti nella City entro il 2025. Desiderano inoltre aumentare del 50% il numero di visitatori durante le ore serali e nei fine settimana.8

Questi progetti evidenziano la necessità per i responsabili politici e le aziende di collaborare per reinventare il mondo del lavoro dopo la pandemia. La storia ci insegna che le società che si adattano a nuove condizioni e sostengono le loro popolazioni attraverso periodi di crisi possono emergere più forti e più resilienti. Questo potrebbe valere anche per il 2021, anno in cui il mondo comincerà a immaginare la vita dopo il COVID-19.

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