Nella prima edizione di questa nuova serie mensile adottiamo un approccio visivo per illustrare le tematiche dei dati di attualità nelle economie, nei mercati e non solo. Questo mese prendiamo in esame la correlazione tra l’andamento del mercato azionario e le vaccinazioni, il premio di illiquidità nel settore immobiliare e la questione della diversità chiedendoci se la quota di gestori “di nome Dave” continua ad essere superiore a quella dei gestori donna.

Esiste una correlazione tra la performance dell’azionario e le vaccinazioni?

I fattori che influenzano i mercati azionari sono diversi, così come esiste un’ampia disparità tra le campagne vaccinali intraprese dai vari paesi per proteggere i propri cittadini dal COVID-19. Esiste però qualche correlazione tra di essi?

Sembrerebbe logico ipotizzare che i paesi più avanti nella corsa alla vaccinazione siano più vicini ad una piena riapertura delle loro economie e che, pertanto, possano aver beneficiato di un rafforzamento dei listini. Tuttavia, l’esame di un campione di paesi emergenti e paesi sviluppati non consente di trarre conclusioni definitive.

Il Cile rappresenta forse l’eccezione nel contesto dei paesi emergenti. Come mostra la Figura 1, il Cile è riuscito a vaccinare circa un quarto della sua popolazione in un mese; contemporaneamente, il suo mercato azionario ha guadagnato terreno, come indica la Figura 2. Nel frattempo, il Brasile, che ha registrato il secondo peggior bilancio delle vittime al mondo, non ha fatto molti progressi con la vaccinazione della sua popolazione e il suo mercato ha continuato a sottoperformare da inizio anno.

CITAZIONE: “Il Cile ha vaccinato circa un quarto della sua popolazione in un mese e il suo mercato azionario ha messo a segno un rialzo”

La pandemia sarà anche partita dalla Cina, ma in generale si reputa che il paese ne sia uscito meglio di molti altri. La sua sovraperformance nel 2020 è riconducibile prevalentemente a questo, ma all’inizio di quest’anno gli eventi hanno preso tutt’altra piega. Nonostante un tasso relativamente basso di vaccinazioni, anche il tasso di contagi è estremamente basso. Le spiegazioni più plausibili per la performance inferiore alla media del mercato azionario cinese rimandano ai timori sulla stretta monetaria e sulle bolle finanziarie nei mercati internazionali, un punto sollevato da una delle principali autorità di regolamentazione del paese all’inizio di marzo.

Figura 1: Percentuale di popolazione vaccinata nel campione di paesi emergenti
Fonte: Refinitiv, Aviva Investors. Dati al 10 marzo 2021
Figura 2: Andamento del mercato azionario dei paesi emergenti dall’introduzione dei vaccini (in percentuale)
Fonte: Refinitiv, Aviva Investors. Dati al 10 marzo 2021

Per quanto riguarda i mercati sviluppati, se vi fosse un chiaro legame tra il tasso di vaccinazioni e i listini avremmo assistito al boom dei titoli azionari del Regno Unito. Ma non è quello che sta succedendo e il mercato britannico sta sottoperformando sia quello tedesco che statunitense.

Chiaramente entrano in gioco altri fattori, tra cui i costanti timori sulle future relazioni commerciali del Regno Unito con i paesi dell’UE dopo il brusco calo delle esportazioni a gennaio con la fine del periodo di transizione della Brexit.

Figura 3: Percentuale di popolazione vaccinata nel campione di paesi sviluppati
Fonte: Refinitiv, Aviva Investors. Dati al 10 marzo 2021
Figura 4: Andamento del mercato azionario dei paesi sviluppati dall’introduzione dei vaccini (in percentuale)
Fonte: Refinitiv, Aviva Investors. Dati al 10 marzo 2021

Il premio di illiquidità nel settore immobiliare sta salendo?

Come mostra il grafico, l’impatto delle onde d’urto economiche provocate dalla pandemia di COVID-19 si è fatto sentire principalmente sui mercati dei titoli immobiliari. Tuttavia, dietro questa semplice media si cela una situazione contrastante, il reddito da immobili a destinazione commerciale e per il settore ricettivo è stato eroso a causa delle difficoltà dei locatari ad onorare i pagamenti dei canoni. La logistica, per contro, ne ha tratto vantaggio.

CITAZIONE: “Ci vorrà più di un agente patogeno per mettere un freno alla ricerca di rendimento da parte degli investitori”

Eppure, anche se le prospettive di locazione nel breve termine sono negative, la prospettiva di medio termine è più incoraggiante. In parte, il sostegno viene offerto dallo spread elevato tra i rendimenti dei titoli di Stato decennali e i rendimenti immobiliari iniziali del settore immobiliare dell’Europa continentale e del Regno Unito.

A quanto pare ci vorrà più di un agente patogeno per mettere un freno alla ricerca di rendimento da parte degli investitori e il premio di illiquidità offerto dal settore immobiliare continuerà a svolgere un ruolo importante nei portafogli.

Figura 5: Premio di illiquidità nel settore immobiliare (punti base)
Fonte: Aviva Investors. Dati al 31 dicembre 2020

Cosa c’è in un nome? Con il rimando a questa famosa citazione letteraria ci chiediamo: la quota di gestori di fondi di nome Dave (o José, Olivier o Andrea) è ancora superiore a quella dei gestori donna?

Il settore degli investimenti ha più motivi di promuovere la diversità. A parte la conferma del fatto che i team più diversificati realizzano risultati migliori, è anche difficile interagire in modo credibile con le società partecipate sulle questioni relative alla diversità se al proprio interno continua ad esistere la problematica in questione.

La parità di genere tra i gestori di fondi in Europa è ancora ben lungi dall’essere perfetta

Purtroppo, la parità di genere tra i gestori di fondi in Europa è ancora ben lungi dall’essere perfetta. Il Regno Unito guida la classifica negativa in quanto i gestori di fondi donna rappresentano solo il 7,7% del totale e non regge il confronto con la Spagna, dove il 20,9% dei fondi è gestito da donne, con la Francia (18,1%) e con l’Italia (12,8%).

Figura 6: Percentuale di fondi gestiti da uomini rispetto a quelli gestiti da donne
Fonte: Morningstar, Aviva Investors. Dati al 12 marzo 2021

Ancora più preoccupante forse è il fatto che nel Regno Unito ci siano ancora più gestori di fondi “di nome Dave” rispetto al totale di gestori di fondi donna. La stessa situazione si verifica in Italia, è sufficiente sostituire Andrea a Dave. Sebbene la situazione sia leggermente migliore in Francia e in Spagna, dove vi sono almeno più donne che gestiscono i fondi rispetto a quelli gestiti da responsabili con il nome maschile più comune, il quadro generale evidenzia il considerevole margine di miglioramento del settore in materia di parità di genere.

Figura 7: Il nome maschile più comune tra i gestori di fondi rispetto al totale di gestori donna
Fonte: Morningstar, Aviva Investors. Dati al 12 marzo 2021

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