Le nuove indicazioni sulle normative che regolamentano il mercato monetario europeo dovrebbero rafforzarne le fondamenta, promuovendone l'innovazione e la crescita, secondo l'opinione di Alastair Sewell.

Leggi questo articolo per scoprire:

  • le modifiche apportate al regolamento dei fondi del mercato monetario europeo;
  • le motivazioni delle autorità di regolamentazione;
  • le conseguenze per gli investitori. 

Le autorità di regolamentazione europee hanno annunciato nuove indicazioni sulle normative che regolamentano i fondi del mercato monetario (FM)1. Una decisione a cui si sono prontamente allineate anche le autorità del Regno Unito per i fondi britannici2.

Riducendo l'incertezza e intervenendo su aspetti problematici noti, le nuove indicazioni garantiscono a investitori e gestori di fondi una maggiore chiarezza, sostenendo al contempo la funzione fondamentale dei FM quale strumento di gestione della liquidità.

Per anni si è dibattuto sulla necessità di una riforma, sia in seguito a eventi di mercato che a modifiche normative internazionali, in particolare rispetto al ruolo delle soglie di liquidità e delle regole di rimborso. 

Un'aspettativa che ha portato i partecipanti al mercato a comportarsi di conseguenza. Sebbene gli ultimi dettagli debbano essere ancora definiti, la direzione generale è ormai chiara e gli annunci della scorsa settimana dovrebbero consentire a investitori e gestori di muoversi con maggiore certezza dal punto di vista normativo.

Tre elementi delle indicazioni sono particolarmente significativi. Il primo riguarda il fatto che la Commissione Europea ha scelto di procedere con una "Comunicazione della Commissione", anziché riaprire e riscrivere porzioni potenzialmente ampie del regolamento.

Questo perché, fatta eccezione per alcune aree che necessitavano di indicazioni, ritiene che quest'ultimo continui a svolgere in modo ottimale la funzione cui è preposto. Ci aspettiamo che saranno svolte altre consultazioni per perfezionare i principali dettagli operativi.

In secondo luogo, l'UE ha confermato che le commissioni sulla liquidità e i meccanismi di sospensione dei rimborsi (redemption gates) non si devono innescare automaticamente qualora gli "asset liquidi settimanali" (titoli altamente liquidi con scadenza entro una settimana, oltre ad alcuni asset idonei specifici) scendano al di sotto della soglia regolamentare.

Questo intervento risponde a una preoccupazione centrale sollevata sia dagli investitori sia dalle autorità di vigilanza a seguito di precedenti episodi di tensione, quali la "corsa alla liquidità" del 2020 e la dislocazione del mercato dei gilt del 2022. 

In entrambi i casi, alcuni investitori avevano venduto inutilmente quote di FM supponendo che i loro fondi sarebbero stati tenuti ad applicare commissioni sulla liquidità o a rifiutare rimborsi qualora gli asset liquidi settimanali fossero scesi al di sotto della soglia del 30%. Sebbene il meccanismo non fosse in realtà automatico, alcuni investitori avevano reagito come se lo fosse.

Un esito positivo

Chiarendo che il meccanismo non è automatico, le autorità di regolamentazione mirano a ridurre il rischio che gli investitori richiedano anticipatamente il rimborso prevedendo l'innesco di trigger regolamentari. Si tratta di un cambiamento di grande importanza, perché sancisce inequivocabilmente il principio secondo cui i buffer di liquidità debbano essere utilizzati quando necessario, anziché essere preservati a ogni costo. Senza dubbio, un esito positivo sia per gli investitori che per i mercati finanziari in generale.

Il terzo aspetto importante delle indicazioni riguarda l'aumento dei buffer di liquidità minimi per consentire ai fondi di far fronte a condizioni di mercato difficili. Per i fondi a valore patrimoniale netto a bassa volatilità (LVNAV), gli attivi liquidi settimanali dovrebbero generalmente superare il 40%, rispetto al precedente livello minimo del 30%. I fondi a valore patrimoniale netto variabile (VNAV) dovrebbero mantenere un requisito di liquidità settimanale pari al 20%, in aumento rispetto al 15%.

A prima vista, ciò potrebbe apparire restrittivo, considerato che i requisiti esistenti si sono dimostrati adeguati anche in periodi di forte stress di mercato. Tuttavia, tali modifiche devono essere valutate nel contesto delle prassi prevalenti del settore. 

Gli Stati Uniti sono passati a un minimo del 50% per tutti i FM "prime" nel 2023, così come altre autorità di regolamentazione nel mondo, come quella di Hong Kong. Molti fondi LVNAV europei operano già con buffer di liquidità ben sopra i minimi normativi, riflettendo una costruzione conservativa del portafoglio e le aspettative degli investitori.

Figura 1: Average liquidity levels for European LVNAV MMFs

Requirement EUR  GBP  USD 
Daily liquidity 30% 30% 31%
Weekly liquidity 44% 43% 44%

Source: Crane data, 30 January 2026.

Di conseguenza, la modifica dei requisiti minimi, anziché imporre un cambiamento dei comportamenti, si limita ad allineare il quadro normativo alle prassi già diffuse nel settore.

Una risposta pragmatica

Nel complesso, le nuove indicazioni rappresentano una risposta normativa pragmatica. Le autorità di regolamentazione riconoscono che i FM hanno generalmente funzionato come previsto durante i recenti periodi di volatilità, assorbendo flussi ingenti e rapidi pur mantenendo l'integrità dei portafogli.

Piuttosto che segnalare una mancanza di sicurezza nel mercato, le nuove indicazioni riflettono fiducia nell'impianto normativo, unitamente alla volontà di affinare gli incentivi e ridurre le conseguenze indesiderate.

Per gli investitori, una maggiore chiarezza dovrebbe tradursi in una maggiore fiducia. Standard di liquidità più elevati e trasparenti rafforzano le caratteristiche difensive che molti investitori si attendono dai FM. Svincolare commissioni e meccanismi di gating dai livelli di liquidità è un'operazione pragmatica atta a evitare una conseguenza indesiderata dell'attuale regime.

Per i gestori di fondi, queste riforme forniscono un quadro operativo più chiaro e riducono il rischio di essere costretti a prendere decisioni non ottimali a causa di meccanismi normativi.

Un impatto marginale sui rendimenti

Il principale svantaggio di requisiti minimi di liquidità più elevati è il potenziale impatto leggermente negativo sui rendimenti. Detenere una quota consistente di asset con scadenza settimanale o strumenti a brevissimo termine, di solito, comporta un costo modesto, in particolare in presenza di curve dei rendimenti che tendono verso l'alto.

Sulla base dei prezzi correnti (e di curve dei rendimenti piatte), stimiamo un effetto limitato sui rendimenti, compreso tra uno e due punti base, sebbene tale impatto risulterebbe maggiore qualora le curve presentassero un irripidimento maggiore verso l'alto3.

Tuttavia, sussistono diversi fattori ad attenuare tali preoccupazioni. In primo luogo, come già osservato, molti fondi detengono già livelli di liquidità pari o superiori ai minimi proposti, suggerendo che gli adeguamenti incrementali potrebbero essere contenuti. In secondo luogo, l'impatto sui rendimenti deve essere valutato nel contesto del profilo complessivo di rendimento e del valore che gli investitori attribuiscono a liquidità, stabilità e conservazione del capitale.

Concentrarsi sull'essenziale

Le nuove indicazioni affrontano le principali problematiche dell'attuale quadro normativo e dovrebbero consentire ai gestori di fondi di concentrarsi sull'essenziale, ossia preservare il capitale, fornire liquidità e generare rendimento per gli investitori.

Il messaggio chiave è che la chiarezza ha un valore intrinseco. Riducendo l'incertezza e intervenendo su aspetti problematici noti, le nuove indicazioni rafforzano le fondamenta del mercato europeo dei FM.

Questa maggiore certezza dovrebbe consentire al settore di spostare l'attenzione dalla pianificazione difensiva di contingenza al ritorno alla creazione di valore per i clienti e alla preparazione della prossima fase di evoluzione dei mercati. In particolare, l'attenzione può ora rivolgersi a sviluppi quali la tokenizzazione dei fondi, una manovra che potrebbe sbloccare nuovo valore nei FM.

Come illustrato nel nostro recente rapporto, infatti, la tokenizzazione ha il potenziale di migliorare la distribuzione, l'efficienza dei regolamenti e la mobilità delle garanzie, ampliando l'utilità dei FM senza modificarne il profilo di rischio sottostante. In questo senso, la chiarezza normativa sull'attuale quadro non rappresenta un punto di arrivo, ma è una piattaforma da cui il settore può innovare in modo responsabile.

Riferimenti

  1. 260511-money-market-funds-faqs_en.pdf
  2. Reforms to Money Market Fund Regulations - GOV.UK
  3. La nostra valutazione si basa su un portafoglio ipotetico, costruito sulla casistica dello "scenario peggiore", ossia estremizzando tutti i limiti normativi possibili, con data di lancio al 23 febbraio 2026 (ossia senza strumenti acquistati nel passato a rendimenti più alti). Nella realtà dei fatti, un portafoglio del genere non verrebbe utilizzato: il nostro scenario presuppone una vita media ponderata (WAL) al limite massimo permesso dal regolamento (120 giorni), mentre la media del settore dei LVNAV era, in realtà, di circa 64 giorni alla fine di gennaio 2026. Inoltre, la costruzione del portafoglio ipotizza una composizione prevalentemente a tasso variabile, al fine di rispettare i requisiti di scadenza media ponderata e anche questa è una situazione poco realistica in fase di costruzione del portafoglio.

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Gli investimenti in fondi del mercato monetario non sono garantiti. Un investimento in un fondo del mercato monetario è diverso da un investimento in depositi ed è soggetto a fluttuazioni del prezzo; ciò significa che potreste non recuperare l'importo inizialmente investito. Questo tipo di investimento non fa affidamento su alcun supporto esterno per garantire la liquidità o stabilizzare il NAV per quota o azione. Il rischio di perdita del capitale è a carico dell'investitore.

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